Una tragedia subacquea ha colpito un gruppo di connazionali alle Maldive durante un’immersione organizzata da una barca da safari: cinque persone non sono rivenute a seguito di un’esplorazione di grotte poste a circa 50 metri di profondità nell’atollo di Vaavu, vicino all’isola di Alimathaa. Secondo le ricostruzioni, l’allarme è stato lanciato quando i sub non sono riemersi nei tempi previsti; le ricerche si sono concluse con il ritrovamento dei corpi.
La Farnesina ha confermato il coinvolgimento del consolato e dell’ambasciata a Colombo per fornire assistenza consolare alle famiglie.
Le autorità locali hanno aperto un’indagine per chiarire la dinamica dell’incidente e al momento non è stata resa nota una causa certa. Tra le ipotesi tecniche valutate dagli specialisti vi è la tossicità da ossigeno, mentre le condizioni meteo e il mare mosso, con un’allerta gialla nella zona, potrebbero avere complicato sia l’immersione sia le successive operazioni di soccorso.
Il naufragio emotivo colpisce comunità scientifiche e appassionati di immersione in Italia e oltre.
La dinamica dell’incidente
Secondo le prime informazioni, il gruppo si era immerso nella mattinata a bordo della nave nota come Duke of York, una imbarcazione che organizza crociere subacquee nell’area. L’equipaggio ha lanciato l’allarme quando i partecipanti non erano riemersi entro l’orario stabilito; la segnalazione è arrivata intorno alle 13:45 locali e le ricerche sono state avviate immediatamente.
Le autorità delle Maldive hanno raccolto i corpi al termine delle operazioni. È stato confermato che tutte e cinque le vittime erano turisti italiani e che si trovavano in quel tratto di mare con l’intento di esplorare cavità sottomarine a profondità importanti, ambiente che aumenta i rischi tecnici legati alla pressione e alla respirazione.
Il sito e le condizioni del mare
L’immersione è avvenuta nei pressi di Alimathaa, nota meta per i diving più impegnativi dell’atollo di Vaavu. Le grotte e i canali sottomarini a 50 metri richiedono attrezzature e piani di immersione specifici: il controllo della miscela respiratoria, la gestione dei tempi di fondo e le procedure in caso di emergenza sono elementi fondamentali. In aggiunta, le autorità locali hanno segnalato condizioni meteorologiche avverse e mare mosso, con un’allerta gialla in vigore, fattori che possono influire sulla sicurezza delle operazioni di superficie e sulla rapidità dei soccorsi.
Le vittime
Le cinque persone decedute sono: Monica Montefalcone, 51 anni, e sua figlia Giorgia Sommacal, 20 anni, insieme a Gianluca Benedetti, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino. Tutti avevano legami diversi con il mondo marino: alcuni erano ricercatori, altri professionisti che avevano trasformato la passione per la subacquea in attività lavorativa. I corpi sono stati recuperati al termine delle ricerche condotte dall’equipaggio e dalle autorità locali e la Farnesina sta svolgendo il consueto coordinamento con le famiglie e con le istituzioni locali per gli accertamenti.
Chi erano: profili e impegni
Monica Montefalcone era professoressa associata in Ecologia presso il Distav, Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, nota per il suo impegno in progetti come Talassa, GhostNet e MER “A16-A18” e per gli studi sulla Posidonia oceanica. Laureata con 110 e lode in Scienze Biologiche a Milano, dal 2013 coordinava ricerche sulle barriere coralline delle Maldive. Giorgia Sommacal era sua figlia. Gianluca Benedetti, originario di Padova, aveva un passato nella finanza ma aveva scelto di dedicarsi professionalmente alla subacquea dopo il primo contatto con le Maldive nel 2017. Federico Gualtieri, di Borgomanero, era laureato in biologia marina all’Università di Genova e si trovava sull’atollo per una ricerca di due settimane. Muriel Oddenino, di Poirino (Torino), era anch’essa biologa ed ecologa marina e ricercatrice al Distav.
Indagini e scenari possibili
Le autorità delle Maldive hanno avviato accertamenti ufficiali e la Farnesina ha confermato il monitoraggio del caso, con l’ambasciata italiana a Colombo che fornisce supporto alle famiglie. Tra le ipotesi tecniche al vaglio degli esperti figura la cosiddetta tossicità da ossigeno, nota anche come iperossia, che può manifestarsi in immersioni profonde quando la pressione aumenta la concentrazione parziale di ossigeno nelle miscele respiratorie. Tuttavia, gli inquirenti mantengono prudenza: al momento non esiste una conferma ufficiale e diverse variabili — dall’equipaggiamento alla gestione dell’emergenza, dalle condizioni ambientali alla possibile sequenza di eventi in immersione — devono essere esaminate prima di trarre conclusioni.
Cosa significa la possibile ipotesi di iperossia
La tossicità da ossigeno è un fenomeno che può provocare danni ai tessuti e alterazioni del sistema nervoso centrale, con sintomi che vanno dalla perdita di coscienza alle convulsioni. In immersioni profonde, la pressione aumenta la pressione parziale dell’ossigeno nella miscela respiratoria e, se non gestita correttamente, può rappresentare un rischio grave per il sub. Gli esperti sottolineano l’importanza di procedure rigide, formazione e controlli sulle miscele e sull’attrezzatura: tutte variabili che le autorità dovranno verificare nell’ambito delle indagini.
Finché l’inchiesta non fornirà risposte certe, resta il dolore per la perdita di cinque persone e l’apprensione delle comunità scientifiche e dei familiari. Le autorità italiane e maldiviane proseguono il lavoro per chiarire la sequenza degli eventi e garantire che le famiglie ricevano tutto il supporto necessario.