Nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2026, una banda di ladri ha messo a segno un colpo da 4-5 milioni di euro nella sede amministrativa della Lilli Petroli a Oricola in provincia dell’Aquila. Gli autori del furto hanno preso di mira una collezione privata di opere d’arte, tra cui sculture e bassorilievi di Pablo Picasso e Giacomo Manzù appartenenti all’imprenditore e collezionista Mauro Lilli.
Il bottino, di inestimabile valore sia economico che artistico, potrebbe essere destinato ai circuiti clandestini internazionali del traffico d’arte. Le indagini sono ancora in corso, ma gli investigatori stanno già seguendo diverse piste per recuperare le opere rubate.
Il colpo milionario alla Lilli Petroli
Il furto è stato scoperto questa mattina, quando i dipendenti della Lilli Petroli si sono accorti dell’effrazione.
I ladri hanno forzato un cancello in acciaio e sono riusciti a penetrare negli uffici, dove erano custodite le opere d’arte. Secondo le prime ricostruzioni, la banda era composta da almeno una decina di persone, tutte ben organizzate e attrezzate.
Tra le opere rubate ci sarebbe la scultura ‘La Ballerina’ di Giacomo Manzù, un pezzo unico in bronzo del peso di circa dieci quintali.
Per trasportare un’opera di tali dimensioni, i ladri avrebbero dovuto utilizzare attrezzature speciali e più persone. Oltre alla scultura, sono stati rubati anche altri lavori di Manzù e alcuni bassorilievi attribuiti a Pablo Picasso.
Le opere rubate: un bottino di inestimabile valore
Le opere trafugate appartengono alla collezione privata di Mauro Lilli, imprenditore noto nel settore della distribuzione di carburanti in Abruzzo. Le opere erano state acquistate nel corso degli anni attraverso aste o collezioni private. La presenza di pezzi di tale livello spiega la stima economica molto alta del furto.
Il valore di mercato delle opere dipende da diversi fattori, tra cui l’attribuzione la provenienza lo stato di conservazione la documentazione e la tracciabilità. Tuttavia, la notorietà degli artisti rende queste opere facilmente identificabili, il che potrebbe complicare la loro rivendita sul mercato regolare.
Perché le opere potrebbero finire all’estero
Gli investigatori ritengono improbabile che opere così riconoscibili possano essere rivendute facilmente sul mercato italiano. Quadri, sculture e bassorilievi attribuiti a nomi come Picasso e Manzù attirano l’attenzione di gallerie, case d’asta, esperti e collezionisti. Una vendita ufficiale richiederebbe documentazione e verifiche sulla provenienza.
Per questo, una delle ipotesi è che il bottino sia destinato ai circuiti clandestini internazionali. In questi canali, le opere possono essere usate come beni di scambio, garanzia patrimoniale o merce da piazzare nel tempo fuori dai controlli ordinari. Il traffico illecito di opere d’arte è considerato un settore ad alto valore economico.
La tracciabilità dei beni rubati e la cooperazione tra autorità nazionali e internazionali diventano quindi decisive per aumentare le possibilità di recupero. Le indagini sono ancora in corso, ma gli investigatori stanno già seguendo diverse piste per recuperare le opere rubate.
