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Congresso a Sousse, certificazioni italiane e albero a Cles: l’approccio One Health in azione

Congresso a Sousse, certificazioni italiane e albero a Cles: l’approccio One Health in azione

Tre eventi concreti mostrano come il modello One Health stia passando dalla teoria alla pratica, dal Tunis al Trentino, coinvolgendo ricercatori, strutture sanitarie e istituzioni.

Il cambiamento climatico, l’inquinamento e le malattie zoonotiche stanno trasformando il modo in cui la medicina tradizionale affronta la salute. One Health è il paradigma che riconosce l’interdipendenza tra salute umana, salute animale e integrità degli ecosistemi, spingendo a soluzioni integrate e multidisciplinari.

Congresso One Health a Sousse: dati e temi principali

Il quinto congresso internazionale One Health si sta concludendo a Sousse, in Tunisia, con la presenza di circa 200 ricercatori provenienti da 17 nazioni.

L’evento, avviato dal ministro tunisino per l’Istruzione superiore e la Ricerca, Monder Belaid, si chiude domani 30 ottobre e affronta la transizione da “crisi ambientali” a “ecologia integrale”. Le sessioni approfondiscono l’impatto dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e del degrado sui disturbi cronici, le ondate di calore, le disuguaglianze ambientali e la resilienza delle comunità.

Cooperazione italo-tuninese e progetto COSTA

Un punto focale del congresso è il progetto COSTA, finanziato dal programma europeo Interreg NEXT Italia-Tunisia e coordinato dall’Università di Messina, con la partecipazione delle università di Palermo e Sousse e dell’Istituto nazionale tunisino di scienze e tecnologie del mare (Instm). Con un investimento di circa 984 milioni di euro, COSTA mira a combattere l’inquinamento marino monitorando contaminanti in acque, sedimenti e organismi, sviluppando filtri biologici innovativi e testando soluzioni sostenibili per il ripristino del Mediterraneo.

Durante la seduta finale è stata annunciata la nascita della One Health World Association, con sede prevista in Italia. La prof.ssa Margherita Ferrante è stata eletta presidente, mentre il ricercatore tunisino Mohamed Banni ne è vicepresidente. L’associazione intende rafforzare la cooperazione internazionale e promuovere una prevenzione integrata dei rischi sanitari e ambientali.

Le prime certificazioni One Health in Italia

Parallelamente, a Roma si è tenuto un convegno al Ministero della Salute (29 ottobre) per lanciare il nuovo sistema di certificazione One Health Foundation. Dieci organizzazioni hanno ricevuto il primo attestato, denominato livello Oriented, che richiede il rispetto di 14 criteri specifici verificati da un comitato scientifico indipendente. La certificazione punta a rendere tangibile l’impegno delle strutture verso la salvaguardia della salute globale, fornendo uno strumento di trasparenza per i cittadini.

Accordi istituzionali e ruolo degli ospedali

Nel contesto del convegno sono stati firmati due protocolli d’intesa: uno con il Ministero della Salute, rappresentato da Giovanni Leonardi, direttore del Dipartimento della Salute Umana, Animale ed Ecosistema, e l’altro con la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), presieduta da Giuseppe Quintavalle. Gli accordi mirano a integrare la formazione, la prevenzione e la comunicazione sulla salute globale nelle realtà ospedaliere, considerandole luoghi ideali per mettere in pratica i principi One Health.

Quintavalle ha sottolineato che le strutture sanitarie non possono più ignorare l’impatto ambientale delle proprie attività; il settore sanitario è responsabile di circa il 5 % delle emissioni globali di gas serra. Adottare pratiche più sostenibili e valutare gli effetti ambientali diventa quindi parte integrante della missione di cura.

Un tiglio a Cles: simbolo di salute integrata

Nel piccolo comune di Cles (Trentino), l’ospedale Valli del Noce ha partecipato al progetto nazionale “Un albero per la salute”, piantando un giovane tiglio nel proprio giardino. L’iniziativa, promossa da FADOI in collaborazione con il Comando Carabinieri per la tutela della biodiversità, coinvolge 34 ospedali italiani e vuole rendere tangibile il legame tra benessere umano e integrità ecosistemica. Alla cerimonia hanno partecipato la direttrice Serena Pancheri, il capitano Alexis Reina e il sindaco Stella Menapace.

Il gesto è stato accompagnato da dati allarmanti: secondo l’OMS, l’inquinamento atmosferico causa circa 6,6 milioni di morti all’anno, mentre più del 60 % delle malattie infettive emergenti proviene da animali. Pancheri ha ribadito che, per un ospedale di montagna, proteggere l’ambiente circostante è parte fondamentale della missione sanitaria. L’albero, dunque, diventa un simbolo vivente della necessità di ridurre l’impatto ambientale delle strutture sanitarie e di promuovere la salute dei territori dove operano.

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