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Corteo del 25 aprile a Milano: contestazioni alla Brigata ebraica e intervento della questura

Corteo del 25 aprile a Milano: contestazioni alla Brigata ebraica e intervento della questura

Al corteo del 25 aprile a Milano si sono registrate contestazioni contro la Brigata Ebraica, momenti di stallo e un confronto con il questore: cronaca e reazioni istituzionali

La celebrazione del 25 aprile a Milano si è svolta tra partecipazione numerosa e tensioni. Mentre la testa del corteo, guidata da Anpi e dai gonfaloni istituzionali, procedeva verso piazza Duomo, uno spezzone legato alla Brigata ebraica è stato al centro di contestazioni, con fischi e insulti rivolti ai partecipanti. L’episodio ha trasformato una manifestazione commemorativa in un momento di forte confronto pubblico e ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine.

La situazione ha visto reazioni immediate di esponenti della comunità ebraica, rappresentanti politici e dirigenti istituzionali: richieste di chiarimento sono state avanzate alla questura di Milano, mentre il dibattito sulle modalità di partecipazione e sui simboli ammessi ha preso spazio sui palchi e nelle piazze cittadine.

Lo svolgimento del corteo e le contestazioni

Il corteo, composto da diverse anime e partito da Porta Venezia, è stato caratterizzato da una forte frammentazione. La componente che portava lo spezzone della Brigata ebraica non è riuscita a procedere fluidamente: ha subito fischi e cori offensivi, tra cui un grido che alcuni testimoni hanno riportato come un insulto pesante. Gruppi identificati come proPal e alcuni collettivi di sinistra hanno contestato la presenza degli attivisti e delle bandiere ritenute provocatorie, provocando ripetuti stop al movimento del corteo.

Blocchi, scorte e ripartenze

Per evitare escalation, le forze dell’ordine in assetto antisommossa hanno creato un cordone e hanno scortato la Brigata ebraica facendola defluire in sicurezza verso via Fatebenefratelli. Dopo ore di stallo lo spezzone ha lasciato la colonna principale e il corteo è ripartito a singhiozzo verso il centro. Durante la fase di scorta sono volati insulti da entrambe le parti e si sono verificati momenti di tensione tra manifestanti e militanti di vari gruppi, richiedendo un’attività di mediazione continua da parte della polizia.

Reazioni istituzionali e incontri alla questura

In seguito ai fatti, una delegazione legata alla Brigata ebraica è stata ricevuta dal questore Bruno Megale per chiarire la gestione dell’ordine pubblico e le ragioni dello stallo. Alla delegazione hanno partecipato figure come il direttore del museo della Brigata, Davide Romano, il presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi, il parlamentare Emanuele Fiano e il consigliere comunale Daniele Nahum. Nei colloqui è emersa una forte richiesta di spiegazioni per gli spostamenti imposti dalla polizia a seguito delle pressioni di gruppi antagonisti.

Posizioni e accuse

Gli esponenti della Brigata ebraica e i loro sostenitori hanno denunciato una «violazione dei diritti» e una ferita istituzionale, chiedendo che il 25 aprile non sia strumentalizzato dall’estremismo per escludere o discriminare. Dall’altra parte, alcuni dirigenti di organizzazioni che hanno contestato la presenza di determinate bandiere hanno argomentato la scelta come una coerenza rispetto ai simboli ritenuti non attinenti alla ricorrenza.

Il dibattito pubblico: bandiere, memoria e responsabilità

Le reazioni politiche e associative hanno subito preso forma: il sindaco Giuseppe Sala ha condannato gli insulti alla Brigata ebraica definendoli frasi da censurare e ha invocato maggiore moderazione in una giornata di festa nazionale. Il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, ha invece motivato alcune restrizioni simboliche, affermando che la presenza di certe bandiere, come quelle di Israele o degli Stati Uniti, non fosse pertinente al contesto della Liberazione, mentre ha considerato ammissibile la bandiera dell’Ucraina per la sua condizione di paese invaso.

Le dichiarazioni hanno alimentato un confronto serrato: esponenti come Emanuele Fiano hanno accusato l’Anpi di disinformazione rispetto ai fatti avvenuti, sostenendo che la Brigata ebraica si fosse inserita seguendo le indicazioni della polizia e fosse stata fermata da manifestanti ostili. Allo stesso tempo, rappresentanti come Primo Minelli di Anpi Milano hanno sottolineato la massiccia partecipazione al corteo, valutata in circa 100mila persone, e invitato a guardare complessivamente al bilancio della giornata.

Bilancio e riflessioni

Il 25 aprile a Milano ha quindi mostrato come la memoria pubblica possa diventare terreno di scontro quando emergono tensioni geopolitiche e identitarie. Da una parte c’è la richiesta di tutela del diritto a commemorare il contributo storico della Brigata ebraica; dall’altra la determinazione di gruppi a non riconoscere simboli che considerano estranei alla ricorrenza. È emersa in modo chiaro la necessità di regole condivise sulla gestione delle piazze per preservare la funzione commemorativa della giornata e prevenire l’escalation di conflitti.

La giornata si è conclusa con ripercussioni politiche e civili che richiederanno ulteriori confronti tra istituzioni, associazioni e forze dell’ordine per ricostruire percorsi di memoria comune e assicurare che il 25 aprile resti una ricorrenza di unità e non di esclusione.