> > Covid Cina, esperta Oms spiega il boom dei contagi. Crisanti: “C’è una m...

Covid Cina, esperta Oms spiega il boom dei contagi. Crisanti: “C’è una mancanza di informazioni”

Covid Cina

L’esperta Oms Maria Van Kerkhove e il senatore dem Andrea Crisanti sono intervenuti sull’ampia diffusione di contagi Covid in Cina.

Preoccupa il dilagare del Covid in Cina.

Sulla situazione vissuta dal colosso asiatico, sono intervenuto l’esperta Oms Maira Van Kerkhove, che ha tentato di spiegare il boom dei contagi, e il microbiologo e senatore del Pd Andrea Crisanti.

Covid Cina, esperta Oms spiega il boom dei contagi

“Ci sono molte ragioni per questa ondata Covid che stiamo vedendo in Cina, ma anche altrove. Molte delle restrizioni in tutto il mondo sono state allentate e Omicron, l’ultima variante di preoccupazione di Sars-CoV-2 è la variante più trasmissibile che abbiamo visto finora, comprese tutte le sue sottovarianti che sono in circolazione, e ce ne sono 500.

Quindi continueremo a vedere ondate di infezione in tutto il mondo”. A dirlo è stata l’epidemiologa Maria Van Kerkhove, Technical Lead per il Covid-19 dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

La scienziata ha postato un video su Twitter registrato dopo l’ultimo meeting dell’Oms con il quale ha scelto di esaminare quanto sta accadendo in Cina e quali siano i motivi dell’esplosione dei contagi. “Abbiamo sicuramente assistito a un calo dell’impatto di Covid-19 nell’ultimo anno, perché abbiamo l’immunità a livello di popolazione che sta ora aumentando ed è ciò che dobbiamo fare in tutti i Paesi, compresa la Cina: aumentare la copertura vaccinale in coloro che sono più a rischio, over 60, immunocompromessi, persone con patologie di base, e i nostri operatori in prima linea.

La grande preoccupazione ovviamente che abbiamo con la Cina è l’aumento delle segnalazioni di malattie gravi”, ha osservato.

La spiegazione di Van Kherhove

In merito alle sottovarianti in circolazione, Van Kerkhove ha sottolineato che la situazione varia da un’area del mondo all’altra: “Di gran lunga i sottolignaggi dominanti di Omicron che stanno circolando sono i sottolignaggi di Omicron 5 (BA.5). Questo è vero anche in Cina: vediamo BQ.1, nota sui social come Cerberus, BF.7, la cui presenza è stata segnalata in misura significativa in diverse città cinesi, entrambe sottovarianti di BA.5 ma la Cina ha anche BA.2.75, Centaurus, e ha anche rilevato XBB, Gryphon”.

E ha aggiunto: “Uno degli aspetti critici che abbiamo visto con Omicron è che ognuno di questi sottotipi ha un vantaggio di crescita. Ognuno di loro è altamente trasmissibile, ognuno ha un livello di fuga immunitaria, e vediamo un livello di gravità simile in tutti questi mutanti. Omicron può causare l’intero spettro di malattie, dall’infezione asintomatica fino alla morte, ma la buona notizia è che i nostri strumenti funzionano ancora”.

L’esperta ha, infine, rivolto un nuovo invito alla popolazione internazionale affinché effettui la vaccinazione anti-Covid: “Ciò che dobbiamo garantire non è solo l’aumento della copertura vaccinale, ma l’ottimizzazione delle cure, che il Paese ottimizzi l’assistenza sanitaria per coloro che ne hanno bisogno.

È importante stare a casa se si può essere assistiti a casa assicurandosi di cercare assistenza medica se necessario e serve che i sistemi sanitari possano avere quel percorso di assistenza clinica delineato molto chiaramente per chi ha più bisogno di cure, facendo il miglior uso dei posti letto, facendo il miglior uso degli antivirali – e ha concluso –. Non è mai troppo tardi per vaccinare. Dobbiamo dunque ottimizzare la risposta in tutti i Paesi, inclusa la Cina, assicurandoci che i sistemi sanitari non siano sopraffatti o preoccupati di ciò che stiamo vedendo in termini di aumento della gravità della situazione. Siamo qui per supportare i nostri colleghi in Cina, per ottimizzare tale assistenza e fare in modo che la copertura vaccinale raggiunga il massimo livello nei gruppi critici”.

Covid Cina, Crisanti: “C’è una mancanza di informazioni”

Sulla situazione cinese e la nuova esplosione del Covid nel Paese, è intervenuto anche il microbiologo e senatore del Partito Democratico, Andrea Crisanti. Commentando l’ondata di contagi in Cina ai microfoni di AdnKronos Salute, ha dichiarato: “La situazione cinese sul Covid è caratterizzata da una totale mancanza di informazioni. Questo è l’aspetto fondamentale. Ciò che sicuramente si sa è che il vaccino cinese non funziona, e che i cinesi hanno allentato le misure. Quindi in questa situazione, con una popolazione non immunizzata o adeguatamente protetta, è chiaro che assistiamo a un livello di trasmissione elevatissimo. Non sappiamo poi nulla sull’incidenza di casi gravi e mortali. Penso dunque che il Governo italiano la prima cosa che dovrebbe fare è chiamare l’ambasciatore e chiedere cosa sta succedendo in Cina“.

“È importante cercare di avere un quadro realistico di come sta andando Covid in Cina perché durante la prima epidemia in qualche modo tutti si sono fidati di un Paese che voleva accreditarsi come uno Stato che applicava delle misure di sanità pubblica trasparenti e tra le altre cose aveva controllato con successo l’epidemia della Sars. Ma adesso, sulla base di tutto quello che è successo, penso che la prima cosa sia ottenere informazioni affidabili”, ha aggiunto.

La critica al ministro della Salute Schillaci

Crisanti, poi, è intervenuto sulla decisione del ministro della Salute Orazio Schillaci di reintrodurre screening e tamponi obbligatori all’aeroporto di Malpensa per tutti i viaggiatori che arrivano dalla Cina. “Se l’obiettivo dei tamponi è di proteggere l’Italia dal virus chiaramente è totalmente inutile: 50 casi in più o in meno censiti non fanno nessuna differenza. Se questa attività di fare tamponi non viene associata al sequenziamento è totalmente inutile. La cosa che ci interessa sapere è se quelle che arrivano dalla Cina sono varianti diverse“, ha detto.

Il senatore dem, inoltre, ha precisato che l’iniziativa del Governo può restituire una mappa delle varianti che potrebbero arrivare in Italia dalla Cina ma non sarebbe in grado di arrestare la diffusione del patogeno. “Se sono varianti diverse allora la seconda cosa che ci interessa è bloccarne la trasmissione in Italia e in quel caso sicuramente i tamponi antigenici non sono adatti. In ogni caso, i test antigenici non sono adatti a fare il sequenziamento. Quando si dice che si fanno i tamponi antigenici e il sequenziamento si racconta una balla. Per fare il sequenziamento bisogna fare i tamponi molecolari, raccoglierli in un modo completamente diverso”.

Infine, Crisanti ha sottolineato che “fare i tamponi in questo momento non ha nessun senso epidemiologico dal punto di vista del controllo. Ha soltanto un significato di sorveglianza: capire prima di tutto l’entità del problema, in primo luogo, e capire se ci sono delle varianti diverse. Ed è chiaro che in queste condizioni il tampone antigenico da solo è lo strumento sbagliato, perché non permette di sequenziare e non ha la sensibilità per catturare tutti i casi. Ok dunque l’antigenico come primo passo, ma poi in caso di positività serve fare un prelievo per il sequenziamento. E così sapremo se non altro se le varianti che si trasmettono in Cina e che eventualmente vengono importate in Italia sono pericolose o meno”.