Il conflitto tra Iran e Stati Uniti ha raggiunto un punto critico, con attacchi reciproci che hanno coinvolto alleati regionali e infrastrutture strategiche. La rottura dell’accordo di pace di luglio, che avrebbe dovuto aprire il Stretto di Hormuz ha lasciato la regione in uno stato di instabilità crescente.
L’accordo, firmato lo scorso mese, mirava a sospendere le ostilità e riaprire il Stretto di Hormuz un passaggio cruciale per il commercio globale di petrolio.
Tuttavia, l’accordo è crollato, con l’Iran che ha accusato gli Stati Uniti di aver violato per primi i termini dell’accordo.
Le ultime mosse militari tra Iran e Stati Uniti
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato che i suoi ultimi attacchi, conclusi domenica, erano mirati a punire le forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) per un attacco in Giordania che ha ucciso due soldati americani.
Gli attacchi hanno colpito siti di sorveglianza costiera, difese aeree, capacità marittime e depositi di missili e droni iraniani.
In risposta, l’Iran ha lanciato attacchi contro alleati degli Stati Uniti nella regione del Golfo Persico. Tra i bersagli colpiti ci sono una centrale elettrica e una stazione di desalinizzazione in Kuwait, un sito radar in Bahrain e una base aerea in Giordania.
L’Iran ha anche avvertito che una risposta più forte è possibile se gli attacchi contro di loro continuano.
Le conseguenze per la regione
Gli attacchi iraniani hanno causato danni significativi alle infrastrutture critiche. In Kuwait, un incendio è scoppiato in una centrale elettrica che fornisce circa il 90% dell’acqua potabile del paese. In Giordania, tre dei quattro missili iraniani diretti verso il territorio sono stati abbattuti. Israele ha avvertito che i proiettili diretti verso la città portuale di Aqaba potrebbero colpire il suo territorio per la prima volta in settimane.
Le dichiarazioni delle parti in conflitto
Il Comando Militare Congiunto Iraniano ha dichiarato che la brutalità e l’aggressività degli Stati Uniti incontreranno una risposta devastante. Il leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei ha definito la firma dell’accordo da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trumpassolutamente priva di valore e credibilità.
Trump, dal canto suo, ha dichiarato di non curarsi della decisione dell’Iran di abbandonare l’accordo, affermando: Non me ne importa.
Le implicazioni per il mercato del petrolio
Nonostante la crisi, il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright ha assicurato che il petrolio continua a fluire attraverso il canale di Hormuz. Secondo Wright, i flussi dalla regione del Golfo si attestano a poco meno di 14 milioni di barili al giorno, circa due terzi del traffico pre-conflitto.
Tuttavia, l’escalation del conflitto ha portato a un aumento dei prezzi del petrolio. Il West Texas Intermediate (WTI) il benchmark del petrolio greggio degli Stati Uniti, è salito a quasi 79,50 dollari durante le prime ore di trading asiatico. L’aumento dei prezzi è dovuto alle preoccupazioni per possibili interruzioni dell’offerta di petrolio.
La situazione rimane estremamente volatile, con entrambe le parti pronte a rispondere con ulteriori attacchi. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, sperando in una soluzione diplomatica per evitare un’ulteriore escalation del conflitto.
