Abusata dal parroco, "per il pm a 14 anni ero consenziente"
Abusata dal parroco, “per il pm a 14 anni ero consenziente”
Cronaca

Abusata dal parroco, “per il pm a 14 anni ero consenziente”

abusi sagrestia parroco pedofilia
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Parroco condannato a sei anni di reclusione. Il pm però ha preso in esame solo 2 mesi dei 3 anni di abusi subiti: "dopo i 14 anni consenziente".

Era il mese di aprile del 2009 quando Giada Vitali ha subito il suo primo abuso da parte di don Marino Genova, parroco della chiesa Santi Pietro e Paolo di Portocannone, in provincia di Campobasso, Molise. Allora Giada aveva tredici anni e gli abusi da parte del parroco sono continuati fino a quando aveva sedici anni. Si è concluso il processo in primo grado ai danni dell’uomo, ma Giada Vitali sente di non aver ricevuto giustizia. Il pubblico ministero ha infatti diviso il fascicolo in due parti: una relativa agli abusi subiti prima del compimento del quattordicesimo compleanno e una dopo. Marino Genova è stato condannato a sei anni per il primo fascicolo, mentre per il secondo fascicolo è stata chiesta l’archiviazione: il pm ha ritenuto che la ragazza fosse consenziente.

Abuso, ma solo prima dei 14 anni

In un’intervista per fanpage.it Giada Vitali ha raccontato la sua versione dei fatti. Riguardo all’esito del processo di primo grado la ragazzo, ora ventitreenne, sente di non aver ricevuto la giustizia dovuta.

Dai 14 anni in su, sono stata considerata ‘consenziente’; in pratica secondo il pubblico ministero, io e don Marino eravamo da considerare ‘una coppia’. La cosa più grave, tuttavia, è che il fascicolo per cui si è proceduto riguarda solo due mesi, da aprile al 20 giugno, quando ho compiuto 14 anni” ha raccontato.

Nel ripercorrere la sua tragica storia Giada Vitali ha raccontato: “Era aprile 2009, avevo 13 anni e studiavo per l’esame di licenza media. A quel tempo ero timida e senza molti amici, ma mi piaceva la musica e per questo andavo regolarmente in chiesa per suonare l’organo. Quel pomeriggio stavo tornando a casa dalle ripetizioni e passai davanti all’ingresso della chiesa Santi Pietro e Paolo, a Portocannone. Vidi don Marino sulla soglia intento a chiudere i battenti della porta, mi vide anche lui e mi fece cenno di entrare“. Al tempo Giada si fidava dell’uomo, così lo ha seguito. “Prese la mia mano intrecciandola con la sua e mi guidò in sagrestia, dove iniziò ad abbracciarmi forte e a spogliarmi. Restai impietrita e lo lasciai fare finché non ebbe finito. Poi mi diede la benedizione e mi lasciò andare“.

Giada ha provato a chiedere aiuto, ma senza ottenere successo. “Quella sera restai sveglia fino a notte fonda a piangere. Mia madre (vivevamo da sole da quando mio padre è morto molti anni prima) si allarmò e volle sapere cosa avessi. Quando le dissi la verità non mi credette, così rinunciai a parlargliene ancora“.

Come in un incubo

Da quel giorno gli abusi si sono ripetuti. “Don Marino ha cominciato a fare quelle cose due o tre volte alla settimana arrivando fino ai rapporti completi. Era dolce, mi diceva: “Ti voglio bene stellina”. E quando aveva finito mi rivestiva e mi dava sempre la benedizione“.

Ci fu un tentativo di scappare dagli abusi del parroco. “Il mio corpo mi dava dei segnali di malessere. Avevo sempre mal di stomaco, crisi di pianto e difficoltà di concentrazione a scuola, tanto che più in là ho dovuto lasciare. Volevo che smettesse e per un po’ ho finto di stare con un ragazzo perché lui mi lasciasse stare. La situazione, però, non ha retto a lungo e ha ricominciato a fare quelle cose“.

Dopo tre anni di abusi, finalmente Giada riesce a sottrarsi alla violenza. “Una corista che frequentava la parrocchia ha intuito qualcosa dai miei atteggiamenti, ero arrabbiata e delusa. Quando ho trovato la forza di parlare con lei, pian piano le ho raccontato tutto quello che avevo patito, ci sono voluti giorni. Alla fine lei mi ha convinto a denunciare don Marino al vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca“. Il vescovo ha allontanato il parroco da Portocannone. “ A quel punto, a 17 anni, ho deciso di denunciare alla magistratura, volevo giustizia“.

Purtroppo la giustizia ottenuta non è proporzionale alla sofferenza subita da Giada Vitali, che ha deciso di fare ricorso. “È stato condannato sei anni di reclusione con sentenza di primo grado, attendiamo l’udienza d’appello che avrà luogo l’11 ottobre prossimo. Per l’altro fascicolo, ovviamente abbiamo fatto ricorso contro l’archiviazione“. “Don Marino mi ha distrutto la vita, ma la giustizia ci ha messo sopra una pietra tombale“.

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Marta Lodola
Marta Lodola 356 Articoli
Classe 1994, nata e cresciuta a Milano. Laureata in Lettere, amante della storia. Giornalista d'aspirazione, educatrice e calciatrice per passione.