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Julen, parla la madre di Alfredino: “Si è riaperto il dolore”

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Proprio come Alfredino Rampi, Julen è stato vittima della mancata prevenzione e dell'abusivismo. L'appello della madre "La gente fa come gli pare".

A 38 anni di distanza, la tragedia di Julen in Spagna è tristemente simile a quella del 1981 occorsa ad Alfredino Rampi, nota come “tragedia del Vermicino”: sempre un bambino vittima di un pozzo abusivo e delle difficoltà dei soccorsi di operare in terreni aspri e ostili.

E con lo stesso epilogo. La madre di Alfredino si è amaramente espressa in favore della prevenzione di queste tragedie.

Julen come Alfredino: l’incubo si ripete

La morte di Julen Rosellò rappresenta il tragico epilogo di una vicenda che ha tenuto col fiato sospeso milioni di persone in tutto il mondo, chi più, chi meno, aggrappate alla speranza che il piccolo potesse essere portato in salvo. A ricordare con sommo dolore le sensazioni che una madre provi quando messa di fronte a questa sventura è Franca Rampi, la madre di Alfredo Rampi, conosciuto nell’immaginario collettivo come “Alfredino“.

Il bimbo di sei anni fu il triste protagonista della “tragedia del Vermicino“, tra Roma e Frascati, dov’era in vacanza con la famiglia: nel giugno del 1981, Alfredino precipitò in un pozzo artesiano profondo 80 metri e largo 28 centimetri, dove rimase intrappolato per tre giorni, prima che i soccorritori potessero accertarne la morte.

Le parole della madre di Alfredino

La madre, intervistata da Il Messaggero, ha dichiarato “Ho seguito la vicenda come qualsiasi mamma.

Un dolore che si è riaperto. Questo caso dimostra ancora una volta che senza prevenzione non si va da nessuna parte: quando si apre un pozzo artesiano di 80 metri, va chiuso”. Franca Rampi ha quindi sottolineato quanto sia importante la prevenzione in questi casi: ella è diventata molto attiva sul fronte della sicurezza, in seguito alla terribile esperienza vissuta dal figlioletto, in seguito alla quale fu possibile istituire la Protezione Civile, prima presente solo sulla carta “Se le persone fanno come gli pare, se non hanno coscienza, c’è poco da fare.

Devi immaginare che può accadere, che devi mettere in sicurezza un pozzo. Che un nipote, un bambino qualsiasi può caderci dentro – ha continuato Franca Rampini – I pozzi devono esser chiusi. Anche in Spagna, avranno delle leggi, noi ci siamo battuti per averle, ma se i cittadini in un terreno privato fanno come gli pare, occorre insistere sulla prevenzione, se le persone continuano a fare come pare a loro si rievoca il mio personale dramma, nonostante tutte le iniziative portate avanti”.

In ricordo della “tragedia del Vermicino”

La risonanza mediatica di questa tragedia fu enorme: per la prima volta si ebbe una diretta Rai – lunga ben 18 ore – sul luogo dell’incidente, a reti unificate e seguita da 21 milioni di telespettatori. A tenere tutti col fiato sospeso fu la certezza che Alfredino fosse ancora vivo: nel primo giorno dei soccorsi, grazie a delle apparecchiature Rai calate nel pozzo, fu possibile comunicare col bambino, che si trovava a circa 34 metri di profondità, e che chiedeva da bere. Purtroppo, come nel caso di Julen, era impossibile accedere al pozzo per via diretta, e fu quindi necessario scavare un tunnel parallelo, tramite il quale raggiungere Alfredino con un altro tunnel orizzontale. A tre giorni dall’incidente, completate le operazioni, la terribile scoperta: forse a causa delle vibrazioni causate dagli scavatori, Alfredino era precipitato ancora più a fondo nel pozzo. Fu quindi possibile raggiungerlo dopo altre ore di complesse operazioni, ma solo per constatarne la morte. Il corpo fu poi recuperato solo l’11 luglio, un mese dopo.


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