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Cina, il caso del bimbo caduto in un pozzo mentre giocava
Esteri

Cina, il caso del bimbo caduto in un pozzo mentre giocava

Cina, bimbo caduto in un posso mentre giocava: salvato dai pompieri
© Twitter Cctv

Come Julen: il caso di un bimbo di 3 anni caduto in un tunnel profondo 91 metri in Cina. Una squadra di 12 pompieri riuscì a estrarlo in vita.

Caduto in un pozzo, proprio come Julen. Il caso del bimbo di due anni precipitato nelle profondità di una montagna nei pressi di Malaga, richiama alla memoria un precedente episodio avvenuto in Cina: un bimbo di 3 anni caduto in un tunnel profondo 91 metri circa. Lo racconta il Dailymail che ricorda le operazioni di soccorso messe in campo in quell’occasione per salvarlo: una squadra di 12 pompieri si recò sul posto per soccorrere il bambino. Dopo 2 ore di operazioni, i soccorritori sono riusciti a estrarre il piccolo, grazie all’utilizzo di un sistema di corde, con cui è stato possibile assicurare il bambino e sollevarlo fino all’imboccatura del pozzo.

Bimbo caduto nel pozzo

La comunità di Weifang – in provincia di Shandong – tirò un sospiro di sollievo alla notizia della riuscita delle operazioni di soccorso del bambino di 3 anni caduto in un pozzo. La notizia risale al 6 Aprile 2016, riportata alla mente in seguito alla tragica morte di Julen Rosellò, caduto in un pozzo a Malaga il 13 Gennaio 2019 ed estratto nella notte tra il 25 e il 26 Gennaio 2019 privo di vita.

Entrambi i bambini infatti sarebbero caduti nel pozzo mentre giocavano con degli amici. Per il bimbo di 3 anni di Weifang le operazioni di soccorso si sono concluse positivamente: i pompieri hanno tirato su il piccolo sano e salvo attraverso un sistema di funi.

Salvato dopo due ore, illeso

L’episodio, raccontato anche dal People’s Daily Online, è avvenuto nella città di Weifang, nella provincia cinese dello Shandong. Sul posto si sono immediatamente precipitati dodici pompieri con due automezzi iniziando a calare le corde di salvataggio attraverso la fessura, per cercare di raggiungere il bambino di tre anni. Anche in quel caso il pozzo era estremamente stretto e non era dunque possibile accedervi: pertanto sono stati utilizzati anche sensori per monitorare le condizioni del bambino, rimasto mezz’ora da solo nel pozzo prima dell’arrivo dei pompieri che hanno impiegato altre due ore per raggiungerlo e salvarlo. In quel lasso di tempo è stato pompato ossigeno nella fessura, dopo aver valutato le possibili difficoltà respiratorie del bimbo ad una profondità di 33 piedi, dove si presumeva fosse bloccato.

Alla fine il piccolo è riuscito ad afferrare la corda con una mano ed è stato estratto, estremamente spaventato ma fortunatamente privo di gravi ferite a parte alcune escoriazioni. Il piccolo, coperto di polvere e fango è stato riabbracciato dalla famiglia in lacrime, per la gioia dei soccorritori. In seguito il padre, Cheng, ha confermato che il bambino è rimasto illeso: “sebbene sia caduto in profondità non ha urtato contro le pareti subendo solo un lieve trauma cutaneo”. Più complesse, invece, le operazioni di estrazione del piccolo Julen: a causa della profondità del pozzo e della natura semi rocciosa del terreno, gli addetti ai lavori hanno dovuto scavare un altro tunnel. Purtroppo per Julen, i soccorsi non sono arrivati in tempo.


Precedente: l’incidente di Vermicino

La tragedia di un piccolo caduto in un pozzo è stata per anni al centro della cronaca italiana, nota anche come “l’incidente di Vermicino”. Alfredo Rampi è caduto in un pozzo nel mese di Giugno 1981. Le operazioni di soccorso per salvare il bambino sono state seguite in diretta dai principali media nazionali, in primo luogo la Rai.

Purtroppo, dopo 60 ore di lotta per salvare Alfredino, il bambino non ce l’ha fatta e gli addetti alle operazioni di soccorso hanno estratto il suo corpo privo di vita.

Sulla vicenda, durante l’edizione straordinaria del TG2 del 13 giugno 1981, Giancarlo Santalmassi ha dichiarato: “Volevamo vedere un fatto di vita e abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi, abbiamo continuato fino all’ultimo. Ci domanderemo a lungo prossimamente a cosa è servito tutto questo, che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare. È stata la registrazione di una sconfitta, purtroppo: 60 ore di lotta invano per Alfredo Rampi“.

© Riproduzione riservata

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Daniele Orlandi
Daniele Orlandi 6139 Articoli
Ama osservare, carpire ogni sfumatura, cogliere l'attimo e raccontare il tutto sulla carta stampata e sul web. Nato a Milano, dopo la laurea in Comunicazione Digitale ha intrapreso l'attività giornalistica sul campo pubblicando interviste, inchieste e approfondimenti su testate cartacee ed online. L'altra passione insieme alla scrittura? la musica. Dal 2011 collabora con Notizie.it di cui, dal 2018, è direttore responsabile.