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Caritas Bergamo, truffa del prete: gonfiava le spese per i migranti

Truffa alla Caritas di Bergamo, un prete e i suoi collaboratori facevano la cresta sulle spese destinate ai migranti. Indagate 83 persone.

Bergamo: truffa alla Caritas
Truffa alla Caritas di Bergamo sulle spese dei migranti.

Scandalo alla Caritas di Bergamo, truffa di un sacerdote 56enne e dei suoi collaboratori sui fondi destinati ai migranti. Le accuse sono quelle di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, alla turbativa d’asta, allo sfruttamento del lavoro e all’inadempimento di contratti di pubbliche forniture.

Truffa alla Caritas di Bergamo

Le indagini partono nel 2017, quando don Claudio Visconti diviene direttore della Pastorale italiana di Bruxelles. In quella estate, la Caritas bergamasca ospitava 2.762 richiedenti asilo e la Prefettura di lì a poco avrebbe pubblicato un bando da 106 milioni di euro, per i 18 mesi seguenti.

A quanto risulta, il sacerdote e i suoi collaboratori hanno gonfiato le rendicontazioni di aprile 2018, ma sono venuti a galla anche altri espedienti per ottenere contributi.

In diverse conversazioni intercettate, gli operatori delle strutture sul territorio si accordano con i responsabili, per segnare notti in più nel registro presenze dei migranti. Luca Bassis, 49anni, uomo di fiducia di don Visconti, ammette durante una telefonata di aver contraffatto il resoconto per la Prefettura, in modo che alcuni passaggi sfuggano al controllo.

Don Visconti: “Mettiamo i soldi”

Gonfiata anche di 50mila euro la voce affitti, calcolata per 5 euro ad ospite nei centri di Casazza, Botta di Sedrina e San Paolo d’Argon, tutti di proprietà della Diocesi. “Perché noi quei soldi qua li mettiamo via per quelli che voi cacciate fuori per sostenere i servizi degli altri (migranti, ndr). Cinque euro non è troppo poco?”, queste le parole del religioso a giustificare la manovra criminale.

Secondo quanto risulta, il PM Fabrizio Gaverini vorrebbe sfoltire le contestazioni e gli 83 indagati. Fra questi, i 3 arrestati della cooperativa Rinnovamento che comprendono il fondatore, padre Antonio Zanotti. Alle spalle ha una denuncia per molestie sessuali nei confronti di un ragazzo ospite in uno dei suoi centri, inoltre sembra che servisse cibo scaduto ai migranti oltre che spartire contanti negli uffici.

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