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Presidi incerti sulla riapertura delle scuole il 7 gennaio

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Presidi incerti sulla riapertura delle scuole il prossimo 7 gennaio. Quelli di Cremona stanno lavorando comunque per predisporre il rientro, ma in balia delle voci che in queste ore danno il Governo orientato a spostare più in là la prima campanella del 2021.

A determinare il clima di incertezza l’innalzamento dell’indice Rt e l’incremento dei contagi Covid, oltre che il parere contrario delle Regioni. Alcuni dei dirigenti hanno comunque affermato di non poter fare altrimenti, come Roberta Mozzi del Torriani, che ospita il maggior numero di studenti in città. «Procediamo in questa incertezza. – ha detto – Lavoriamo, programmiamo, cambiamo gli orari. Poi, magari all’ultimo, è tutto da rifare. La prima settimana le classi si alterneranno metà in presenza e metà in dad.

Si procederà a giorni alterni, dopo il 16 a settimane alterne».

Riapertura delle scuole il 7 gennaio: l’opinione dei presidi

Poi però ironizza: «Tuttavia non corriamo troppo. Il piano di organizzazione è sub iudice alle decisioni che verranno prese dal confronto Stato Regioni e alla conferenza di servizio che avremo con Fabio Molinari, il provveditore». Presidi incerti sulla riapertura dunque e tra l’altro costretti a fare capriole organizzative. Sugli ingressi differenziati la linea ad esempio pare essere univoca: è un no.

Mozzi lo ribadisce: «Sono contraria come tutti i miei colleghi. Non si capisce che cosa risolva decidere di far venire un gruppo alle 8 e un altro alle 9,30. Ma non si tiene conto dei tempi della scuola? I ragazzi che rimarranno a scuola fino alle 16 senza mangiare, torneranno a casa, faranno i compiti per ritornare a scuola il giorno dopo».

Il nodo irrisolto di trasporti e tracciamento

«Il problema sono i trasporti, per cui non si è fatto nulla. È da luglio che lo diciamo. Ma niente da fare. Dopotutto la scuola fa per sé e poi deve fare anche per quello che gli altri non fanno. Valga per tutti il tracciamento degli eventuali casi di positività». Un preciso atto d’accusa, in cui si sommano non solo le stilettate contro il vero “core” del problema, quello dei trasporti, ma anche contro un governo che, a detta del dirigente, abbonda in proclami. E che ha delegato alla scuola troppi compiti e protocolli di contenimento che dovrebbero spettare a Palazzo Chigi.

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