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Chi è Federica Alemanno, la dottoressa dei risvegli di Alex Zanardi

Specializzata in "awake surgery", la neuroscienziata è stata accanto ad Alex Zanardi ricoverato dopo il drammatico incidente di giugno.

Alex Zanardi e Federica Alemanno
Chi è Federica Alemanno, la dottoressa dei risvegli di Alex Zanardi

“È stata una grande emozione quando ha cominciato a parlare, nessuno ci credeva. Lui c’era! E ha comunicato con la sua famiglia”, racconta Federica Alemanno, la neuropsicologa del San Raffaele di Milano che ha tenuto la mano al campione di handbike, Alex Zanardi, ricoverato dopo il terribile incidente del giugno 2020.

Dottoressa di Zanardi, chi è Federica Alemanno

Tiene la mano ai suoi pazienti, anche per ore, la neuropsicologa dell’istituto milanese Federica Alemanno. Lei sta lì, in sala operatoria, accanto ai pazienti, tra cui Zanardi, che vengono sottoposti a delicati interventi chirurgici al cervello, ma da svegli.

Si tratta di “awake surgery“, appunto chirurgia da svegli: “è una tecnica molto particolare che si fa in pochissimi centri in Italia e ha come obiettivo quello di garantire al paziente la migliore qualità di vita possibile dopo un’inevitabile intervento chirurgico” spiega la dottoressa.

Diplomatasi in un liceo classico di Alessandria, Alemanno ha proseguito i suoi studi all’Università Vita e Salute del San Raffaele, e ha poi ottenuto un post-dottorato al Dipartimento di Bioingegneria all’University of California San Diego, negli Usa.

Laureata in neuroscienze, la dottoressa 36enne racconta le sue passioni: “Ero interessata a capire come lavora il cervello, come nascono le emozioni e come funziona il pensiero. Nel mio lavoro non ho un bisturi in mano: quello che faccio è analizzare, nelle persone, tutti questi meccanismi per preservarli in caso di malattia.

E sono stata spinta anche da un’esperienza personale: mio papà ha avuto un ictus quando avevo 18 anni», spiega.

Awake surgery, chirurgia da svegli: come funziona

“La awake surgery, la chirurgia da svegli, viene utilizzata in casi particolari, soprattutto in pazienti giovani , fra i 30 e i 50 anni, con due tipi di malattia: i gliomi cosiddetti a basso grado e i cavernomi”, spiega la dottoressa. Prima dell’intervento, il paziente viene sottoposto “a test per capire quali sono le sue capacità cognitive, da verificare poi in sala operatoria”.

Alemanno spiega: “Prima di mettere in azione il bisturi il chirurgo simula, con stimolazioni elettriche, l’intervento zona per zona. Se per esempio siamo nell’area della memoria, ripropongo al paziente, che è sedato, ma non addormentato, la fotografia della moglie. Se la riconosce, significa che il bisturi non danneggerà questa funzione e il chirurgo può procedere. L’obiettivo non è solo la sopravvivenza del paziente, ma quello di salvaguardare il più possibile le funzioni cognitive e assicurare la migliore qualità di vita possibile”.

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