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Covid, Ippolito: “Le zone colorate funzionano anche per le varianti”

Per Ippolito le zone colorate possono essere applicate anche contro le varianti del covid.

Covid Ippolito zone colorate

Il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera nella quale ha fatto il punto sulla situazione del covid-19 in Italia sottolineando come il sistema delle zone colorate in base al livello di rischio funzioni e che questo possa applicarsi anche alla nuova emergenza varianti.

“Le misure di contenimento richieste dalle varianti sono le stesse del virus originario – ha detto Ippolito – ma se è vero, come sembra, che alcune di queste mutazioni sono caratterizzate da maggiore contagiosità, sarà necessaria allora un’attenzione ancora più scrupolosa nell’attenersi alle misure di contenimento”.

Covid, Ippolito sulle zone colorate

L’aspetto su cui è necessario soffermarsi per il direttore scientifico dello Spallanzani è la maggiore contagiosità delle mutazioni del virus che se “superiore anche solo del 20 per cento e con lo stesso tasso di letalità rispetto al ceppo originario” è in grado mettere maggiormente sotto pressione le strutture ospedaliere rispetto ad una variante con maggiore letalità e stesso livello di trasmissione.

Per contenere la circolazione è necessario dunque alzare la soglia di attenzione e per questo il sistema adottato in Italia, che “gradua le misure nei territori in base alla situazione epidemiologica”, può essere applicato anche a questa situazione “perché consente (lo si sta facendo in Umbria e Alto Adige, per esempio) l’istituzione su specifiche porzioni del territorio di misure di contenimento ulteriormente restrittive rispetto a quelle nazionali”.

Ippolito ha poi sottolineato come la strada da seguire sia quella delle vaccinazioni in quanto i sieri fin qui messi in circolazione si sono rilevati ottimali al contrasto della pandemia: I dati che arrivano da Israele – dice il direttore scientifico dello Spallanzani – dimostrano ogni giorno di più che il vaccino funziona, le manifestazioni sintomatiche si riducono, le ospedalizzazioni diminuiscono e così i decessi.

Lo stesso si sta osservando in Italia con la somministrazione quasi completata del vaccino agli operatori sanitari”. Occorre dunque vaccinarsi il prima possibile, quando previsto dai piani, e nell’attesa del nostro turno continuare a mantenere alta la guardia, che peraltro non va abbassata neanche dopo la vaccinazione”.

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