Il Decreto Sicurezza è stato definitivamente approvato dalla Camera, diventando legge dopo il via libera già arrivato dal Senato. Il provvedimento, che contiene nuove disposizioni in materia di ordine pubblico e rimpatri volontari assistiti, ha acceso un duro scontro politico sia per alcune norme contestate dalle opposizioni sia per il clima teso in Aula alla vigilia del 25 Aprile, tra cori di “Bella ciao”, Inno d’Italia e polemiche tra maggioranza e opposizione.
Decreto Sicurezza convertito in legge: approvazione definitiva alla Camera
L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il Decreto Sicurezza con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto, al termine di una lunga seduta parlamentare durata quasi due giorni. Il provvedimento, già passato in Senato, doveva essere convertito entro il 25 aprile per evitare la decadenza.
Dopo il voto di fiducia e una maratona parlamentare conclusa in mattinata, il testo è diventato ufficialmente legge.
Tra i punti che hanno suscitato più polemiche c’è la norma sui rimpatri volontari assistiti dei migranti, osservata con attenzione anche dal Quirinale per i dubbi sollevati sulla sua legittimità costituzionale. La disposizione prevederebbe un contributo di 615 euro per gli avvocati impegnati nelle pratiche di rimpatrio, riconosciuto soltanto “all’esito della partenza dello straniero”.
Una misura fortemente contestata dalle opposizioni e destinata a essere modificata dal governo attraverso un decreto correttivo immediato.
Subito dopo il voto, infatti, è iniziato a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri presieduto dal vicepremier Antonio Tajani, con all’ordine del giorno il decreto legge recante “disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti”. Il nuovo testo servirà proprio a correggere la norma inserita nel decreto Sicurezza. Secondo quanto emerso, sia il decreto Sicurezza sia il decreto Rimpatri potrebbero essere pubblicati già in serata in Gazzetta Ufficiale, con la firma contestuale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Decreto sicurezza, via libera finale della Camera: bagarre in aula dopo ‘Bella Ciao’
Il voto finale si è svolto in un clima politico particolarmente teso, segnato dalle celebrazioni per la Festa della Liberazione. La seduta si è aperta con i deputati delle opposizioni che hanno intonato “Bella ciao”, trasformando l’Aula in un forte richiamo simbolico alla Resistenza. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Riccardo Ricciardi ha esordito dicendo: “Buon 25 aprile a chi si sente legato ai giovani partigiani che hanno liberato il Paese”. La maggioranza ha risposto poco prima del voto finale, quando i deputati di Fratelli d’Italia hanno intonato l’Inno di Mameli. Anche in questo caso non sono mancate tensioni: i parlamentari del centrosinistra si sono alzati e hanno ricominciato a cantare “Bella ciao”, mentre Angelo Bonelli dirigeva il coro dai banchi dell’opposizione. Sui banchi del governo, invece, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e la sottosegretaria Matilde Siracusano si sono alzati a cantare l’inno, mentre Matteo Salvini, Matteo Piantedosi e Nicola Molteni sono rimasti seduti insieme ai deputati della Lega.
Salvini ha poi spiegato la scelta dichiarando: “Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro”, aggiungendo: “Io rispetto l’Inno d’Italia, ma quelli cantano Bella ciao, mi sembra una mancanza di rispetto”. Dopo l’approvazione definitiva, la Lega ha celebrato con una foto di gruppo e il leader del Carroccio ha commentato: “Ora vado in consiglio dei ministri e lì festeggiamo di nuovo”.
L’opposizione, dopo due giorni e di notte di ostruzionismo, intona bella ciao prima del voto finale sul decreto sicurezza, per celebrare il 25 aprile. #25aprile #decretosicurezza pic.twitter.com/HVirAAiZ0a
— Patrizia Prestipino (@patriziaprestip) April 24, 2026
Decreto sicurezza, il sì definitivo della Camera: tutte le misure e cosa cambierà
Il Decreto Sicurezza, composto da 33 articoli, introduce un pacchetto di misure che punta al rafforzamento dell’ordine pubblico, al contrasto della criminalità urbana e alla gestione dei flussi migratori. Tra le novità principali ci sono pene più severe per reati predatori come furti e rapine, l’estensione della confisca allargata anche alla rapina aggravata e nuove aggravanti per le condotte commesse in gruppo. Viene inoltre rafforzata la lotta al traffico di stupefacenti con la confisca obbligatoria dei beni utilizzati per il reato e misure più incisive contro la detenzione e lo spaccio di droga.
Sul piano della sicurezza urbana, il decreto amplia l’utilizzo del DASPO e introduce “zone a vigilanza rafforzata”, nelle quali i prefetti possono disporre l’allontanamento di soggetti ritenuti pericolosi. Sono previste anche misure più rigide contro le occupazioni abusive di immobili e contro il blocco stradale o ferroviario, con l’inasprimento delle sanzioni penali. Particolare attenzione è rivolta ai fenomeni giovanili e alle cosiddette baby gang, con il divieto di porto ingiustificato di coltelli e lame sopra determinate misure e il divieto di vendita ai minori anche online, accompagnato da sanzioni per gli esercenti.
Un altro capitolo centrale riguarda le forze dell’ordine, con il rafforzamento delle tutele giuridiche e l’introduzione di un registro separato per i procedimenti legati a chi agisce in presenza di cause di giustificazione. Il provvedimento interviene anche su organici e mandati dei vertici delle forze di polizia, oltre a prevedere nuovi strumenti per la videosorveglianza nei comuni.
Infine, la misura più contestata riguarda i rimpatri volontari assistiti dei migranti: viene introdotto un contributo di 615 euro destinato agli avvocati che seguono le pratiche, erogato solo “all’esito della partenza dello straniero”. La norma, inserita con un emendamento di maggioranza, ha suscitato forti critiche da opposizioni e avvocatura e rilievi istituzionali, spingendo il governo a prevedere un decreto correttivo separato per modificarne la formulazione senza bloccare l’intero impianto del provvedimento.
Visualizza questo post su Instagram