Achille Lauro (Lauro De Marinis) resta legato a Roma, ma ha scelto Milano come cuore operativo. Il suo attico non è una semplice abitazione: è un luogo ibrido, tra casa e officina creativa, pensato per provare, registrare, esporre e incontrare — senza rinunciare a momenti di totale intimità.
Gli ambienti sono stati progettati per cambiare pelle. Le planimetrie mostrano stanze riconfigurabili che si trasformano in set all’occorrenza, aree tecniche attrezzate per registrazioni e archivi fotografici che convivono con nicchie più raccolte.
L’organizzazione interna regola nettamente i percorsi pubblici da quelli privati, così da garantire riservatezza quando necessario.
La trasformazione è avvenuta per fasi e con criterio. Prima si è lavorato sull’acustica degli spazi principali, poi sono stati integrati impianti di registrazione e strutture scenografiche temporanee. L’arredo mescola oggetti simbolici a soluzioni funzionali: materiali pensati per durare e componenti sceniche riadattate all’uso quotidiano, in un equilibrio che separa la vita privata dalle attività pubbliche senza forzature.
Dietro al progetto c’è un team multidisciplinare: architetti, tecnici del suono, curatori e lo stesso artista, che ha partecipato attivamente sia come committente sia come curatore dei contenuti. Le scelte sono dettate da esigenze performative, ma sempre con un occhio alla protezione della sfera personale.
Trasformare l’appartamento in laboratorio produce effetti sull’immagine pubblica. L’attico diventa una vetrina controllata per progetti e collaborazioni, ma offre anche la possibilità di ritirarsi in stanze che restano un rifugio. La decisione di stabilirsi a Milano risponde a ragioni pratiche legate a tournée, produzioni e impegni mediatici, pur senza cancellare il rapporto con le origini romane.
Lavori e ottimizzazioni sono ancora in corso: nei prossimi mesi sono previsti nuovi allestimenti multimediali e sistemi più stringenti per il controllo degli accessi, pensati per agevolare i flussi di lavoro e gestire le presenze professionali senza compromettere la privacy.
La posizione dell’attico in un quartiere residenziale di Milano assicura discrezione e comodità. Le grandi vetrate inondano gli spazi di luce naturale e il terrazzo regala una vista in continua trasformazione: i tramonti qui dilatano i colori della città e segnano passaggi d’atmosfera che influenzano il lavoro creativo.
Gli interni ricordano più una galleria che un appartamento tradizionale. Pareti che ospitano opere contemporanee, arredi che giocano con accenti vintage e linee moderne, e una passerella sospesa che collega soggiorno e studio senza spezzare il flusso visivo. Lo studio di registrazione è stato organizzato come un laboratorio: pannelli fonoassorbenti, postazioni ergonomiche e strumenti sempre pronti per la composizione.
La cabina armadio è trattata come un vero e proprio archivio scenico: costumi, giacche eccentriche e stivali di scena sono catalogati per consultazione e riuso. Ogni capo porta con sé una storia di performance, e la sistemazione ordinata facilita l’impiego creativo quotidiano.
Dettagli vegetali e oggetti d’epoca alleggeriscono l’insieme. Giardini verticali e piante in vaso smorzano le superfici chiare e creano pause visive; specchi dorati, chitarre in mostra e strumenti vintage funzionano sia da elementi espositivi sia da oggetti pronti all’uso, custodi di memorie che possono tornare a prendere la scena in qualsiasi momento.