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Deroga al Patto di stabilità: la richiesta di Meloni a Von der Leyen per affrontare la crisi energetica

Deroga al Patto di stabilità: la richiesta di Meloni a Von der Leyen per affrontare la crisi energetica

Meloni invia a Von der Leyen una richiesta formale: estendere la clausola di deroga al Patto di stabilità anche alle misure contro la crisi energetica per poter usare i fondi Safe

Il 17 maggio 2026 il presidente del Consiglio ha formalizzato a Bruxelles una proposta che Roma sostiene da settimane: nella missiva indirizzata a Von der Leyen la premier sollecita che la Clausola di salvaguardia nazionale, attualmente prevista per la spesa in materia di difesa, venga temporaneamente estesa anche alle misure necessarie a fronteggiare la crisi energetica.

Nella lettera viene sottolineato il problema politico e pratico: senza questa flessibilità sarebbe difficile spiegare ai cittadini l’eventuale mancata attivazione del programma Safe, che comprende risorse per la sicurezza e gli investimenti strategici.

Contesto e motivazioni della richiesta

La sollecitazione di Roma arriva dopo settimane di prese di posizione nei consessi europei e dopo l’incontro informale dei leader a Cipro lo scorso aprile, dove il tema era già emerso con forza.

Il governo parla di circostanze eccezionali: l’aumento dei prezzi di petrolio e gas legato alle tensioni in Medio Oriente e alla crisi iraniana pesa sulle finanze pubbliche e sull’economia reale. Secondo l’esecutivo, estendere la deroga significherebbe poter destinare parte dei 14,9 miliardi assegnati dal programma Safe anche a interventi per calmierare i costi energetici e sostenere famiglie e imprese.

Che cos’è la clausola richiesta

Con il termine utilizzato nella lettera si indica la National Escape Clause, ovvero un meccanismo che permette agli Stati membri di derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di stabilità in presenza di eventi straordinari. La richiesta italiana sostiene che l’aumento delle bollette rappresenti proprio una di queste circostanze, con ricadute su inflazione, finanza pubblica e sostenibilità del debito. Il governo evidenzia inoltre che senza tale flessibilità il ricorso al programma Safe per gli acquisti di difesa potrebbe risultare politicamente insostenibile.

Le risposte e i nodi aperti con Bruxelles

Dalla Commissione è arrivata una replica prudente: un portavoce ha ricordato che la posizione ufficiale non è mutata e che, finora, la Clausola di salvaguardia nazionale non è stata inserita tra le opzioni proposte agli Stati membri per affrontare l’attuale crisi energetica. La Commissione ha comunque presentato una serie di strumenti alternativi e chiama tutti a usare le misure disponibili restando fiscalmente responsabili. Questo scarto fra le richieste di Roma e l’approccio di Bruxelles rappresenta il principale elemento di tensione nella trattativa.

Le alternative e i limiti pratici

Da un lato vi sono proposte che privilegiano strumenti europei centralizzati, dall’altro la posizione di alcuni Paesi definibili come frugali e della Germania che non guardano con favore a deroghe generalizzate. Altre capitali, come Francia e Grecia, spingono invece per soluzioni differenti, ad esempio la creazione di nuovo debito comune per finanziare misure di contrasto agli effetti della crisi energetica. Nel frattempo, l’urgenza politica italiana è accentuata da scadenze interne e da un margine fiscale ridotto, visto che l’Italia non è fuori dalla procedura di infrazione.

Le implicazioni interne e il clima politico

La lettera di Meloni ha anche lo scopo di risolvere tensioni interne: nelle ultime settimane il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva più volte sollecitato chiarimenti al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sul via libera ai contratti legati al programma Safe. Fonti politiche riferiscono che la richiesta ufficiale della premier trova il sostegno della Lega, mentre figure come Maurizio Lupi hanno definito l’iniziativa «importante» per la tutela di famiglie e imprese. Il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Nicola Procaccini, ha annunciato che la questione sarà al centro della prossima seduta plenaria di Strasburgo.

Scenari e prossimi passi

Con il vertice dei leader europei previsto a Bruxelles a giugno, l’Italia ha davanti poche settimane per tessere alleanze e trovare un compromesso che eviti uno scontro aperto con l’esecutivo comunitario. Nel frattempo la premier chiede a Von der Leyen «il coraggio politico» di riconoscere che la sicurezza energetica è ormai una priorità strategica europea al pari di quella militare. Il risultato di questa partita condizionerà non solo la possibilità di spendere risorse per calmierare le bollette, ma anche la tempistica e la natura degli investimenti legati alla difesa e all’autonomia strategica dell’UE.