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Doppia Lega e autonomia territoriale, Fontana spiega il progetto ispirato al modello tedesco

Doppia Lega e autonomia territoriale, Fontana spiega il progetto ispirato al modello tedesco

Il presidente della Lombardia Attilio Fontana illustra l’ipotesi di una Lega nazionale con diramazioni regionali sulla falsariga del modello Cdu-Csu: è una risposta alle esigenze territoriali, non una divisione interna, e «dobbiamo fare in modo che vengano ascoltati i territori».

La tensione interna alla Lega si è concentrata nelle ultime settimane attorno all’ipotesi di una riorganizzazione ispirata al modello tedesco Cdu-Csu. A rappresentare la linea favorevole è stato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontanaintervenuto in trasmissione radiofonica per spiegare la logica politica dietro la proposta e ribadire che l’obiettivo principale è rafforzare la rappresentanza territoriale del partito.

Fontana ha sottolineato più volte che la riforma non significa uno sdoppiamento conflittuale del partito, ma una risposta alle differenti esigenze di aree come la Lombardia e il Veneto. «Dobbiamo fare in modo che vengano ascoltati i territori», ha affermato, collocando la proposta dentro un orizzonte di maggiore ascolto delle comunità locali.

Il ruolo dei governatori e la proposta di autonomia interna

Alla base della proposta c’è la richiesta, avanzata da diversi governatori tra cui Luca Zaia e Massimiliano Fedrigadi una maggiore autonomia decisionale per le articolazioni regionali. Fontana ha chiarito che la logica non è creare «due partiti», bensì differenziare ruoli e competenze: «Non vedo una diarchia, vedo competenze diverse, funzioni diverse.

Chi si occupa più del territorio e chi fa la sintesi a livello nazionale». Questa distinzione è pensata per coniugare un’identità nazionale con una gestione più autonoma delle questioni locali, come la scelta dei candidati e la gestione delle risorse per le campagne elettorali.

Le rivendicazioni pratiche del fronte nordista

Il fronte dei governatori nordisti chiede strumenti concreti: la possibilità, per le diramazioni territoriali, di disporre di budget autonomi e di avere voce nella selezione dei candidati per le future tornate elettorali. Queste richieste nascono dall’esigenza di tutelare rappresentanti locali in un contesto politico dove i sondaggi e le dinamiche nazionali possono penalizzare le realtà territoriali. Fontana insiste sul fatto che la Lega debba continuare a essere «il partito che porta avanti le esigenze dei territori, non solo quelle del Nord ma anche del Centro e del Sud».

Le tensioni interne e il calendario delle consultazioni

Il confronto all’interno degli organismi dirigenti del partito è stato acceso: nelle discussioni federali si sono registrati momenti di alta tensione tra i sostenitori di una svolta federalista e i sostenitori della linea nazionale guidata da Matteo Salvini. Fontana ha descritto l’atmosfera come vivace, rimandando a futuri approfondimenti: «Ne riparleremo: non esistono due Leghe», frase che ha voluto ribadire l’unità pur nella ricerca di soluzioni diverse.

Il confronto non è chiuso: sono attesi nuovi appuntamenti per chiarire modalità e contenuti della riforma statutaria e dell’organizzazione interna. Tra gli incontri in calendario vi sono tappe importanti che vedranno riunirsi lo stato maggiore del partito: si guarda con attenzione alle riunioni già programmate, compresi i momenti di dibattito che avranno luogo a Mogliano Veneto il 3 e 4 luglio e le iniziative che hanno visto la presenza dei dirigenti il 29 alla Fiera di Padova.

Il clima politico e le parole forti nel dibattito

Nel confronto pubblico sono emerse espressioni colorite e passaggi polemici che hanno contribuito ad alzare i toni del dibattito interno. Fontana, pur citando anche battute vivaci appartenenti alla tradizione dei dirigenti, ha cercato di riportare il ragionamento sulla centralità delle istanze territoriali e sulla necessità di trovare formule organizzative che permettano al partito di essere efficace su scala nazionale e al tempo stesso radicato nei territori.

La proposta di ispirarsi al modello Cdu-Csu rimane al centro della riflessione: per i sostenitori essa può rappresentare una via per coniugare autonomia regionale e unità nazionale; per gli scettici si tratta invece di un rischio di frammentazione del potere decisionale. Fontana ha ricondotto tutto a un principio semplice e netto, che può dirsi la linea guida della sua posizione pubblica: la Lega deve garantire che le istanze locali siano maggiormente ascoltate e rispettate, senza rinunciare alla coesione dell’organizzazione politica.

Lo sviluppo della vicenda politica sarà monitorato nelle prossime settimane, quando il partito si riunirà nuovamente per discutere gli emendamenti statutari e l’articolazione delle competenze tra livello nazionale e livelli regionali. Il nodo centrale resta la definizione di strumenti concreti che traducano l’idea di autonomia territoriale in regole operative, evitando al contempo forme di rottura interna.

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