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Doppio terremoto in Venezuela: 2.645 morti e la scomparsa del volontario El Topo

Doppio terremoto in Venezuela: 2.645 morti e la scomparsa del volontario El Topo

Il Venezuela piange 2.645 vittime del doppio terremoto. Tra le macerie, il viceammiraglio Romero comunica in codice Morse, mentre scompare El Topo, leader dei soccorritori volontari.

Il Venezuela è ancora sotto shock dopo il devastante doppio terremoto che ha colpito il nord del paese il 24 giugno. Con una magnitudo di 7.5 e 6.1 il sisma ha causato 2.645 morti e oltre 12.600 feriti lasciando una scia di distruzione e disperazione. Tra le macerie del condominio Oasis Beach a Catia La Mar i soccorritori hanno individuato 21 persone tra cui il viceammiraglio Gustavo Romero Matamoros capo della polizia dello Stato di La Guaira.

La comunicazione in codice Morse sotto le macerie

Il viceammiraglio Romero, intrappolato sotto le macerie, ha stabilito un contatto con i soccorritori utilizzando il codice Morse. Con una mano schiacciata e un braccio immobilizzato, Romero batte colpi contro una parete per comunicare. I soccorritori chiedono il silenzio assoluto per percepire i segnali provenienti dal sottosuolo.

La moglie del viceammiraglio ha inviato un messaggio via radio: «Amore, sappiamo dove sei, i soccorritori stanno arrivando da te. Ti prego, resisti».

Le squadre di ricerca lavorano senza sosta per liberare Romero e le altre 20 persone intrappolate. Un membro dell’equipe ha confermato che l’alto ufficiale risponde ancora ai segnali, ma le sue forze stanno per esaurirsi.

«Sappiamo che è lì e continua a rispondere», ha dichiarato un soccorritore. Romero ha continuato a battere contro la parete per tutta la notte, ma appare sempre più debole.

Il dolore per la morte del piccolo Fabio

Se per il viceammiraglio e le altre 20 persone si continua a sperare, per un’altra giovanissima vita le ricerche si sono chiuse nel modo più doloroso. Fabio un bambino di appena 9 anni rimasto intrappolato per nove giorni sotto i blocchi di cemento di un edificio collassato, non ce l’ha fatta. I soccorritori di varie nazionalità che stavano scavando senza sosta nell’area hanno dovuto arrendersi dopo aver utilizzato i dispositivi più avanzati a loro disposizione.

La conferma della tragedia è arrivata direttamente dai soccorritori: «Non sono stati rilevati segnali». Gli specialisti hanno spiegato di aver scansionato a fondo la zona con sonar e georadar, purtroppo senza ottenere alcun risultato utile, dovendo constatare il decesso del bambino. La notizia ha scosso l’intera nazione, aggiungendo un altro capitolo di dolore alla già tragica situazione.

La sparizione di El Topo, il leader dei soccorritori volontari

Accanto al dramma umanitario, nelle ultime ore Wilmer Antonio Cruz conosciuto da tutti come El Topo de La Guaira e leader indiscusso dei soccorritori volontari, è svanito nel nulla. Cruz era diventato nei primi giorni una figura simbolo della solidarietà, lavorando instancabilmente a mani nude e con strumenti rudimentali tra le macerie degli edifici della Great Venezuela Housing Mission.

Poche ore prima del suo misterioso arresto, Wilmer aveva pubblicato un video mostrando le sue mani sfigurate dal lavoro e criticando apertamente il governo per la mancanza di macchinari pesanti e attrezzature specializzate. Secondo la denuncia formale raccolta da Provea – la più antica organizzazione per i diritti umani attiva in Venezuela – Cruz è stato avvicinato a Caraballeda da una commissione di funzionari vestiti di nero e privi di identificazione visibile, presentatisi come membri della Direzione delle Indagini Criminali (Dip) della Polizia Nazionale Bolivariana.

I funzionari lo hanno convinto a salire sulla vettura con la scusa di consegnargli un martello pneumatico per continuare la ricerca delle vittime, ma da quel momento la famiglia non ha più saputo dove si trovi. Alcuni vicini hanno segnalato che il volontario sarebbe stato trasferito nel famigerato carcere dell’Helicoide sede dell’intelligence e della polizia segreta venezuelana (Sebin) spesso accusata di repressione politica, ma la struttura nega che l’uomo si trovi lì. Provea ha chiesto l’apertura immediata di un’indagine penale trasparente e rapida, avvertendo che l’episodio ha tutte le caratteristiche di una detenzione arbitraria e di una sparizione forzata.

I numeri della catastrofe

Mentre si consumano i drammi dei singoli, il bilancio complessivo del disastro continua ad aggravarsi. Secondo l’ultimo rapporto ufficiale diffuso dal presidente del Parlamento venezuelanoJorge Rodríguez le vittime accertate sono salite a 2.645 morti e 12.666 feriti. I danni alle infrastrutture del Paese sono colossali: le autorità hanno censito 15.050 sfollati e 86.117 famiglie assistite all’interno di 59 campi temporanei allestiti per l’emergenza. Gli edifici danneggiati sono 885 di cui ben 189 completamente crollati.

Per fare fronte a una catastrofe di queste proporzioni, resa ancora più complessa da ben 890 scosse di assestamento registrate dal 24 giugno a oggi, sono attualmente mobilitati sul campo 29.567 operatori nazionali25.846 volontari civili e 3.305 soccorritori internazionali arrivati da tutto il mondo per supportare la popolazione. Il Venezuela continua a lottare per superare questa tragedia, mentre il mondo osserva con preoccupazione.

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