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Egitto, conduttore TV condannato: aveva intervistato un gay

Mohamed al-Ghiety, un presentatore per la tv egiziana, è stato condannnato a un anno di reclusione e a pagare una multa di 3000 sterline egiziane.

Nuovo caso di intolleranza nei confronti dell’omosessualità nel mondo arabo: il conduttore tv Mohamed al-Ghiety è stato condannato per aver intervistato in diretta tv un omosessuale. Il governo ha visto l’azione come una “promozione dell’omosessualità”.

Presentatore condannato per intervista a un omosessuale

Promozione dell’omosessualità“: è questa l’accusa rivolta a Mohamed al-Ghiety, un conduttore in un programma della tv egiziana. Questi lo scorso anno aveva ospitato nella sua trasmissione un uomo, il cui volto era stato censurato mediante dei pixel, dichiaratamente omosessuale. Durante l’intervista, l’ospite del programma raccontava di come si fosse pentito della sua sessualità e avesse cominciato a prostituirsi. Le autorità egiziane hanno visto questo come un atto di promozione agli occhi dei cittadini di uno stile di vita dissoluto, e di mostrare come l’omosessualità possa portare benefici economici.

Il conduttore è quindi stato condannato a scontare un anno di lavori forzati, che avrebbe potuto evitare pagando la somma di 1000 sterline egiziane (equivalenti a circa 500 euro, non tenendo conto però del diverso costo della vita).

Il tema dell’omosessualità in Egitto

L’omosessualità non è dichiaratamente bandita in Egitto, che è però sempre più uno stato che condanna condotte dissolute e a favore della comunità Lgbt: è il caso del concerto tenutosi a Il Cairo due anni fa; durante l’evento, trasmesso in diretta nazionale, è stata sventolata una bandiera arcobaleno. Da quel momento è stato imposto il divieto di promozione dell’omosessualità. Come scrive BBC News, il prosecutore di Mohamed al-Ghiety, l’avvocato Samir Sabry, famoso per aver portato in tribunale diverse celebrità, ha fatto causa al conduttore dopo l’intervista avvenuta nell’agosto 2018.

Il canale è stato poi sospeso da ogni attività dal Consiglio Supremo del Regolamento dei Media, che ha imposto uno stop della durata di due settimane. Il motivo? “Violazioni professionali“. Il presentatore aveva già dato spazio a numerose interviste a persone omofobe, senza alcuna conseguenza.



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