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“Maddie è viva”: la rivelazione nel documentario Netflix
Esteri

“Maddie è viva”: la rivelazione nel documentario Netflix

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La rivelazione shock contenuta nel documentario in uscita nei prossimi giorni: il mistero della bimba scomparsa potrebbe essere risolto.

La sua improvvisa scomparsa aprì una lunghissima inchiesta, che ad oggi continua a tenere coinvolto un team specializzato di oltre 40 esperti tra poliziotti, investigatori e scientifica britannica ed estera. Tutti impegnati assiduamente nel tentativo risolvere il mistero della piccola Maddie, la bimba di 3 anni scomparsa nel 2007 mentre si trovava in vacanza con genitori e fratellini in Portogallo. Ora un documentario rivelazione, che sarà presto accessibile ai circa 139 milioni di abbonati Netflix in tutto il mondo, apre nuovi interrogativi sul caso di Madeleine McCann, nello stesso tempo annunciandosi come una rinnovata speranza sulla risoluzione del mistero a 12 anni da quella fatidica notte in cui la piccola scomparve.

“Risolveremo il mistero di Maddie”

“Ci sono grandi speranze di riuscire a risolvere il caso una volta per tutte grazie ai progressi della tecnologia”, queste le parole di Jim Gamble che fu ispettore di polizia nella prima indagine britannica sulla scomparsa di Madeleine. “Anno dopo anno – continua l’ufficiale nel documentario -, le nuove frontiere del DNA e del riconoscimento facciale portano i corpi di polizia di tutto il mondo verso indagini più efficaci e precise”.

Le stesse tecnologie che, a detta del poliziotto, sarebbero state ora impiegate per passare nuovamente al setaccio gli indizi di un caso aperto 12 anni fa, nella speranza che emerga qualcosa che suo tempo fu tralasciato. Aspettative che troverebbero conferma anche nelle parole di Ernie Allen, esperto di rapimenti a capo del National Center for Missing and Exploited Children negli Stati Uniti. “Ci sono molti casi – spiega – in cui bambini rapiti sono stati ritrovati e sono tornati a casa vivi dopo mesi o anni addirittura”. In questi ultimi 12 anni dunque alcuni indizi cruciali sul caso di Maddie potrebbero essere rimasti sepolti: “Ci sono casi – prosegue l’esperto – in cui testimoni, persone che avevano informazioni utili, non si sono fatti avanti per decenni”. Allen ha aiutato i McCann nella loro disperata ricerca ricreando per loro un immagine ad hoc in cui è raffigurata Maddie, o meglio l’aspetto che la piccola dovrebbe avere oggi, all’età di 15 anni.

Tenuta in vita dai suoi rapitori

Il lungo documentario spiega anche come il Portogallo sia un luogo ideale per il rapimento di bambini, affacciato sull’oceano da un lato – fattore che agevola la tratta di minori via mare – aperto al continente dall’altro, consentendo così lo spostamento dei piccoli rapiti oltre confine, per tutta Europa.

È proprio la pista del traffico di esseri umani, un mercato drammaticamente fiorente a cui si rivolgono, nella migliore delle ipotesi, coppie che scelgono la via dell’illegalità per avere un bambino, ad essere la più accreditata dagli esperti. Secondo Julian Peribanez, l’investigatore privato assunto dai McCann, Madeleine potrebbe essere stata tenuta in vita dai suoi sequestratori proprio perché, in quanto figlia della classe media britannica, avrebbe avuto un valore di mercato più alto. “Ad essere rapiti di solito – spiega Peribanez – sono bambini e ragazzi delle classi sociali più umili, spesso provenienti da paesi del terzo mondo. Per questo il valore di Maddie era molto più alto: è stata rapita perché sul mercato valeva molti soldi“.

Le accuse ai genitori di Maddie

Un documentario che potrebbe avere l’impatto di una “bomba atomica”, le cui rivelazioni contribuirebbero allo stesso tempo a rafforzare l‘innocenza dei genitori rispetto a quelle prime accuse di sospetto omicidio mosse dalla polizia portoghese.

Nel 2007 Gerry e Kate McCann finirono sotto accusa quando gli agenti locali li inserirono nell’elenco dei sospetti: si diceva che i cani avessero rilevato la presenza di sangue su un giocattolo di Madeleine, nell’appartamento e nell’auto a noleggio. I genitori di Maddie erano stati anche accusati di aver dato del sedativo alla piccola, lasciata a dormire insieme ai fratelli nel letto dell’appartamento affittato dai coniugi a Praia da Luz, mentre i due cenavano nel ristorante del resort “Ocean Club”. Secondo gli esperti quello degli agenti lusitani sarebbe stato solo un disperato tentativo di dare soluzione ad un caso molto complesso. Una pista fallace che avrebbe nel contempo contribuito a sviare le indagini su altri fattori decisivi, come, per citarne uno, i dati, all’epoca in forte impennata, sulla domanda di pedofilia sul web e il conseguente aumento del fenomeno di baby snatching.

Dopo 12 anni trascorsi nell’oblio delle piste a fondo cieco, Madeleine potrebbe dunque tornare a casa viva, come accadde a Jaycee Dugard, rapito a nove anni in California e ritrovato 18 anni dopo. In certi casi, come quello di Carlina White, la verità intorno ai misteri dei bimbi scomparsi, ha impiegato oltre 20 a venire a galla. Decenni che certo nessuna dichiarazione o indagine rispolverata potrà riuscire a colmare ma quanto alla speranza, certo, quella non svanisce mai.

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