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Bidello arrestato per abusi su 12 bambine: condannato a 42 anni

Condannato a 42 anni di carcere il bidello accusato di abusi sessuali su 12 alunne della scuola in cui lavorava, tra i 6 e i 10 anni.

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Condannato a 42 anni il bidello colpevole di abusi su 12 alunne

È stato condannato a 42 anni di carcere il bidello arrestato e giudicato colpevole di abusi su 12 bambine di una scuola. Faceva il custode al collegio Lope de la Vega (Spagna), dove per mesi avrebbe abusato di alcune alunne tra i 6 e i 10 anni d’età.

L’accusa aveva chiesto per lui una pena di oltre 80 anni, dimezzata dal tribunale per la collaborazione dell’imputato.

Condannato bidello arrestato per abusi

Avevano tra i 6 e i 10 anni d’età le bambine vittime degli abusi di un bidello di una scuola spagnola. Si tratta del collegio Lope de la Vega, dell’enclave di Ceuta, dove il custode lavorava. I fatti risalgono al periodo tra il 2017 e il 2018, quando, per diversi mesi, l’uomo si sarebbe approfittato di 12 alunne.

A denunciare le violenze sarebbe stata una delle bambine, il cui racconto ha dato il via alle indagini e ha determinato l’allontanamento dell’uomo.

Lo stesso custode ha ammesso i fatti e nel dicembre 2019 è stato ufficialmente giudicato colpevole. La sentenza è arrivata lunedì 10 febbraio e ha condannato l’uomo a 42 anni di carcere, più 10 di libertà vigilata. Per 16 anni, inoltre, l’ex bidello ha l’obbligo di non avere alcuna comunicazione con minori.

L’accusa, in realtà, aveva chiesto una detenzione di oltre 80 anni, ma il tribunale l’ha ridotta, concedendo all’imputato alcune attenuanti. Queste ultime riguardano il fatto che il 52enne ha ammesso la colpa e non ha precedenti penali. I 42 anni sono il risultato della somma di 6 anni per ognuno dei due crimini di abuso sessuale continuato e 3 anni per ciascuno dei 10 abusi singoli. Con la stessa sentenza, il tribunale ha condannato anche l’amministrazione locale e il Ministero dell’Istruzione spagnolo a risarcire le famiglie delle giovanissime vittime.

Molti purtroppo gli episodi simili, come quello verificatosi a Napoli nel giugno 2019.

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