Facebook, Il portiere dell'ospedale Galliera ulteriormente sospeso per un commento
Facebook, Il portiere dell’ospedale Galliera ulteriormente sospeso per un commento
Genova

Facebook, Il portiere dell’ospedale Galliera ulteriormente sospeso per un commento

Galliera

Tullio Rossi, portiere dell'ospedale Galliera sospeso per due mesi per un commento in bacheca Facebook sulla morte di un esponente della Chiesa

Un mare magnum sul fronte sindacale per la decisione di sospendere il portiere dell’ospedale Galliera, Tullio Rossi, nonché sindacalista per la sigla Usb. Rossi era in precedenza stato accusato di “lesa cardinale per aver postato nella sua bacheca facebook la frase della consigliera regionale Alice Salvatori che diceva: “Il cardinale Bagnasco pastore del dio danaro”. Da lì, sospeso per un mese, senza stipendio per 10 giorni

Galliera, secondo provvedimento

Nei giorni scorsi per Tullio Rossi è scattato un altro provvedimento disciplinare, che lo sospende dalla sua attività lavorativa di portiere di uno degli ospedali più importanti di Genova. La motivazione è sui generis rispetto alla precedente, poiché si tratta sempre di un messaggio pubblicato su Facebook ove Rossi avrebbe diffamato l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi post mortem.

Il sindacalista, come da prassi non percepirà lo stipendio. Stipendio, che sarà poi dimezzato fino all’inserimento ufficiale del portiere.

La domanda che molti si fanno nasce dal chiedersi: perché tanto accanimento per delle parole sul social più frequentato? E più libero nel postare commenti simili a quelli postati da Rossi?

A fine luglio è stato proprio il portiere a scoprire gli oramai conosciuti alla cronaca microchip inseriti nei camici per il controllo dei capi nelle fasi di pulizia.

E’ stato difatti proprio Rossi a denunciare il caso pubblicamente.

La dinamica degli accadimenti di allora vede Rossi avere toccato un piccolo arnese all’interno della cucitura della divisa, l’ha tagliata ed ha visto un vero e proprio microchip.

Il Galliera non l’aveva avvertito nonostante sia un rappresentante sindacale. Rossi non è stato avvisato. Né lui, né gli altri rappresentanti dei lavoratori e, ancor più rilevante, i 22mila dipendenti della sanità pubblica della Liguria.

Questa mattina il sindacato Usb ha organizzato un volantinaggio alle 10 e trenta, dinanzi all’ingresso dell’ospedale. Difatti, in una nota sindacale si legge:

“Impugneremo anche questo provvedimento che suona come un atto intimidatorio”. Con l’aggiunta di un riferimento altrettanto esplicito presentato al sindacato alla Corte dei conti per mettere in luce le spese sostenute, per l’appunto, per i decantati microchip.
Luigi Bottaro, direttore della Asl Tre Genovese spiegava che: “Il camice e il microchip identificano la persona, sono associati a quel dipendente in modo che i capi, dopo essere stati lavati, tornino alla base di partenza, cioè ai proprietari.

Per evitare, così, che possano finire ad altri”.
Queste le spiegazioni fornite dalle direzioni di tutti gli ospedali e delle strutture sanitarie della Liguria..

Tuttavia ancora i dipendenti non sono convinti che questa sia la vera ragione della motivazione di un controllo così palese. Sostengono che il localizzatore sia una grave violazione della privacy ledendo nella morale la loro persona. Con una spia dei loro movimenti.

Alla fine c’è un clima solidale tra Rossi e i suoi colleghi proprio perché è stato proprio lui a mettere la faccia, il nome e in gioco il suo posto di lavoro per una scelta interna della quale nessuno era a conoscenza.

A oggi, Tullio Rossi continua liberamente a postare commenti su facebook con la coscienza di non avere commesso nessun reato se non quello della libertà di parola, che non è ancora reato ma un articolo 21 della legge della Costituzione italiana che determina: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili…”.

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