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Commercio estero, Istat-ICE: nel 2019 più export e meno import

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La quota dell’Italia sulle esportazioni mondiali è diminuita in misura più accentuata in alcune aree geografiche

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Nel 2019, il commercio mondiale di beni, misurato in dollari ed espresso a prezzi correnti, è in diminuzione del 3,0% rispetto al 2018. Questo risultato è sintesi di una lieve contrazione dei volumi scambiati (-0,1%) e di una flessione più marcata dei valori medi unitari (-2,9%).

Diversamente, risultano in crescita il valore nominale dell’interscambio mondiale di servizi (+2,0%) e gli investimenti diretti esteri (+3,0%).

In questo quadro internazionale, l’Italia registra un aumento del valore in euro delle merci esportate (+2,3%) e una diminuzione, di minore entità, di quelle importate (-0,7%). È quanto emerge dalla ventiduesima edizione dell’Annuario statistico “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, frutto della collaborazione fra l’Istat e l’ICE. Queste dinamiche determinano un incremento dell’avanzo commerciale (13,7 miliardi in più rispetto al 2018) che, nel 2019, ammonta a 52,9 miliardi di euro.

Al netto dei prodotti energetici, l’avanzo commerciale è di 91,4 miliardi di euro, in deciso aumento rispetto al 2018 (+10,4 miliardi). Nel 2019 la quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di merci (misurata in dollari) resta sostanzialmente invariata (2,84% da 2,85% nel 2018).

La quota dell’Italia sulle esportazioni mondiali è diminuita in misura più accentuata in alcune aree geografiche, in particolare Africa settentrionale (da 7,02% a 6,39%), Medio Oriente (da 3,07% a 2,79%), Altri paesi africani (da 1,74% a 1,61%) e Unione europea (da 4,82% a 4,76%).

Al contrario, incrementi della quota si rilevano per Paesi europei non Ue (da 5,91% a 6,06%), Oceania e altri territori (da 1,94% a 1,99%), America settentrionale (da 1,88% a 1,95%) e Asia orientale (da 0,87% a 0,90%).

Nel 2019 risultano in crescita i flussi con l’estero di servizi, sia per le esportazioni (+4,1%) sia per le importazioni (+3,1%). I flussi di investimenti netti diretti all’estero e in Italia, misurati in euro, sono diminuiti rispettivamente del 27,0% e del 23,1%.

Germania e Francia si confermano nel 2019 i principali mercati di sbocco delle vendite di merci italiane, con quote pari, rispettivamente, al 12,2% e al 10,5% delle esportazioni nazionali. Gli Stati Uniti si collocano al terzo posto tra i paesi partner, con una quota del 9,6%; seguono Svizzera (5,5%) e Regno Unito (5,2%). Tra i principali paesi, i mercati di sbocco più dinamici nel 2019 (incremento della quota sulle esportazioni nazionali pari o superiore a 0,2 punti percentuali rispetto al 2018) sono Svizzera, Stati Uniti e Giappone.

Per quanto riguarda i raggruppamenti principali di industrie, nel 2019 si riduce il deficit nell’interscambio di prodotti energetici (da -41,8 miliardi nel 2018 a -38,5 miliardi del 2019). Si registrano ampi aumenti dei saldi di beni di consumo non durevoli (+8,7 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2018) e di prodotti intermedi (+3,3 miliardi), un aumento più contenuto di quello di beni di consumo durevoli (+0,2 miliardi) mentre il saldo dei beni strumentali (-1,9 miliardi) diminuisce.

Tra i gruppi di prodotti manifatturieri in cui l’Italia detiene nel 2019 le maggiori quote sulle esportazioni mondiali di merci si segnalano: materiali da costruzione in terracotta (23,90%); cuoio conciato e lavorato, articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria, pellicce preparate e tinte (15,10%); pietre tagliate, modellate e finite (12,89%); prodotti da forno e farinacei (12,21%); articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (10,89%); tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio, esclusi quelli in acciaio colato (10,21%) e cisterne, serbatoi, radiatori e contenitori in metallo (9,66%).

Rispetto al 2018, l’incremento più rilevante della quota sulle esportazioni mondiali si rileva per il tabacco (da 2,50% a 4,95%). Tra gli altri prodotti con quote in aumento spiccano cuoio conciato e lavorato; articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria; pellicce preparate e tinte (da 14,25% a 15,10%) e medicinali e preparati farmaceutici (da 4,62% a 5,25%)

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