Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato la conclusione ufficiale della United Nations Transitional Assistance Mission in Somalia (UNTMIS) lo scorso sabato. Dopo più di tre decadi di intervento, la missione ha terminato un percorso di transizione di due anni richiesto dal governo di Mogadiscio, segnando il passaggio delle sue competenze a istituzioni locali e a varie agenzie dell’ONU.
L’annuncio è stato accompagnato da un comunicato su X, dove si sottolinea che le funzioni originarie della UNTMIS sono state progressivamente cedute a organismi somali, a enti come l’UNICEF e a un ufficio dell’ONU dedicato al supporto delle truppe dell’Unione Africana (AU). Il Segretario Generale Antonio Guterres ha salutato i progressi ottenuti, pur avvertendo la necessità di un sostegno internazionale continuo per affrontare le sfide politiche, di sicurezza e umanitarie ancora presenti.
Chiusura della missione UNTMIS e percorso di transizione
La decisione di ritirare la UNTMIS risale al 2024, quando il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha formalmente richiesto il ritiro. Il processo di transizione, avviato poco dopo, ha previsto il trasferimento graduale delle responsabilità verso gli organi somali, le agenzie ONU ancora operative e l’ufficio che sostiene le forze dell’AU.
La UNSOS, che fornisce cibo, carburante, assistenza medica e logistica, continua a operare, ma il suo futuro è incerto: un piano sostenuto dagli Stati Uniti prevede la chiusura dell’ufficio entro.
Tensioni politiche interne: crisi costituzionale e mediazione mancante
Il ritiro della missione coincide con una delicata disputa costituzionale. Modifiche recenti al testo hanno esteso la durata dei mandati presidenziali e parlamentari da quattro a cinque anni, e il governo sostiene che ciò consenta al presidente Mohamud e al parlamento attuale di rimanere in carica fino al 2027. L’opposizione contesta questa interpretazione, affermando che le modifiche non possono essere retroattive e che i loro mandati sono scaduti nel 2026. Le discussioni, avviate a luglio con la mediazione dell’ONU, non hanno prodotto un accordo, lasciando un vuoto di mediazione internazionale che il governo ha tentato di colmare invitando i leader di opposizione a colloqui dal 14 al 18 novembre, senza ancora conferme concrete.
Sicurezza, al-Shabaab e il ruolo delle truppe dell’Unione Africana
Nonostante la chiusura della UNTMIS, la minaccia dell’estremista al-Shabaab, legato ad al-Qaida, persiste nelle zone rurali, continuando a colpire forze governative e civili. Le truppe dell’AU, inserite nella African Union Support and Stabilisation Mission in Somalia (AUSSOM), rimangono il principale baluardo contro l’insurrezione, supportate logisticamente dalla UNSOS. Tuttavia, la riduzione dei finanziamenti internazionali sta già pesando sul settore umanitario: l’agenzia per l’infanzia delle Nazioni Unite ha segnalato la chiusura di 205 strutture sanitarie e nutrizionali a causa dei tagli.
Prospettive per il futuro
La chiusura della missione politica non implica la fine dell’assistenza umanitaria e dello sviluppo: le agenzie ONU continuano la loro operatività, ma la loro capacità dipenderà da nuovi flussi di risorse. La capacità del governo di gestire la transizione istituzionale, mantenere il dialogo con l’opposizione e contenere la violenza di al-Shabaab sarà determinante per stabilizzare la situazione. Gli osservatori avvertono che, senza un mediatore riconosciuto a tutti, le tensioni politiche potrebbero tradursi in ulteriori crisi, compromettendo gli sforzi di consolidamento della pace e della sicurezza.
