Il Governo impugna davanti alla Corte costituzionale la legge dell’Emilia-Romagna sul fine vita. Palazzo Chigi contesta alcuni aspetti della normativa regionale, mentre il presidente Michele de Pascale replica accusando l’Esecutivo di aver privilegiato lo scontro istituzionale e si dice pronto a un confronto con la presidente del Consiglio.
Fine vita, scontro tra Governo ed Emilia-Romagna: impugnata la legge regionale
Il Consiglio dei ministri ha deciso di portare davanti alla Corte costituzionale, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, la legge dell’Emilia-Romagna sul suicidio medicalmente assistito. La norma regionale, la legge 28 luglio 2026 n. 10, disciplina le modalità organizzative per dare attuazione alle sentenze della Consulta n. 242/2019 e n. 135/2024.
Secondo fonti di Palazzo Chigi, il provvedimento regionale avrebbe invaso alcuni ambiti di competenza esclusiva dello Stato, affidando alle linee guida regionali la definizione di requisiti che, secondo il Governo, dovrebbero invece rispettare vincoli già indicati dalla Corte costituzionale. Palazzo Chigi avrebbe sostenuto inoltre che la normativa presenti profili di contrasto con gli articoli 2, 32 e 117 della Costituzione, con riferimento all’ordinamento civile e penale e alla tutela della salute.
Tra le contestazioni sollevate dall’Esecutivo figurerebbe anche il mancato riconoscimento, in termini ritenuti sufficientemente concreti, di un percorso personalizzato di cure palliative e di altre forme di assistenza prima dell’eventuale ricorso al suicidio medicalmente assistito. Le fonti di Palazzo Chigi avrebbero inoltre richiamato l’incremento di 40 milioni di euro dei finanziamenti destinati alle cure palliative, portati complessivamente a 140 milioni, evidenziando le difficoltà di alcune Regioni nell’utilizzo delle risorse assegnate.
De Pascale replica: “Prevale la volontà dello scontro istituzionale”
Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha contestato la decisione del Governo, definendo l’impugnazione uno “scontro politico su elementi di assoluto dettaglio”. Secondo il governatore, il passaggio davanti alla Consulta rappresenterebbe anche un riconoscimento del ruolo delle Regioni nella materia, in assenza di una disciplina nazionale organica. “Per la prima volta il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicidio medicalmente assistito”, ha dichiarato de Pascale, sostenendo che questo evidenzierebbe la mancanza di una legge nazionale sul tema.
Il presidente regionale ha spiegato che, nei confronti con l’Esecutivo, la Regione aveva manifestato “massima disponibilità” a discutere gli aspetti tecnici contestati, pur non condividendoli pienamente. A suo giudizio, tuttavia, sarebbe poi prevalsa la volontà di arrivare a uno “scontro istituzionale”, senza mettere in discussione, nella sua interpretazione, la tutela dei diritti e della persona. De Pascale ha inoltre respinto le critiche rivolte al sistema regionale delle cure palliative e si è detto disponibile a un confronto diretto con la presidente del Consiglio: “Sul nostro sistema sanitario sono pronto, in qualunque momento, a un confronto anche diretto con la Presidente del Consiglio”. Il governatore ha infine ricordato il raggiungimento e il superamento degli obiettivi Pnrr sulle cure palliative, comprese quelle pediatriche, rivendicando i risultati ottenuti dalla Regione.
