La criminologa forense Anna Vagli, 37 anni, originaria di Forte dei Marmi, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di diffamazione aggravata nei confronti di Alberto Stasi, come riportato da Fanpage. La decisione è stata presa dal giudice del Tribunale di Lucca Nidia Genovese al termine dell’udienza predibattimentale, dopo che non è stato possibile raggiungere un accordo tra le parti.
Nel procedimento sono stati citati come responsabili civili anche Fanpage, il direttore e il vicedirettore della testata online, in relazione al presunto mancato controllo sull’articolo contestato da Stasi. L’ex fidanzato di Chiara Poggi si è costituito parte civile ed è assistito dall’avvocata Giada Bocellari, che aveva presentato querela nei confronti della criminologa. Vagli è invece difesa dall’avvocato Filippo Tacchi.
L’articolo sul delitto di Garlasco e le contestazioni
Il procedimento nasce da un articolo pubblicato nel maggio 2022 su Fanpage e dedicato all’omicidio di Chiara Poggi. Nel pezzo, firmato da Anna Vagli, veniva sostenuta la responsabilità di Alberto Stasi nel delitto, con un titolo particolarmente netto: “Perché Alberto Stasi è l’assassino di Chiara Poggi al di là di ogni ragionevole dubbio”.
Nell’articolo veniva inoltre prospettata l’ipotesi che Chiara Poggi avesse scoperto materiale pedopornografico che sarebbe stato conservato nel computer dell’allora fidanzato e che questa circostanza potesse rappresentare il movente dell’omicidio. È proprio questo passaggio a essere tra gli elementi contestati nella querela. In particolare, Vagli avrebbe scritto che nel computer di Stasi era presente una cartella denominata “Militare”, all’interno della quale sarebbe stato conservato materiale pedopornografico.
La difesa di Stasi ha contestato tale ricostruzione, sottolineando che la presenza di quel materiale e il suo eventuale collegamento con l’omicidio non risultano accertati giudizialmente come movente del delitto. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. La condanna è diventata definitiva dopo il processo d’appello bis e la successiva pronuncia della Corte di Cassazione. Attualmente Stasi sta scontando la pena in affidamento in prova ai servizi sociali.
Il rinvio a giudizio e il prossimo processo
Un punto centrale della vicenda riguarda proprio la questione del materiale pedopornografico. Nell’ambito del procedimento per l’omicidio, Stasi non è stato condannato in via definitiva per la detenzione di materiale pedopornografico. La Corte di Cassazione aveva infatti annullato senza rinvio la relativa condanna, ritenendo insussistente il fatto. Tra gli elementi evidenziati vi era anche l’assenza di sufficienti prove per stabilire come determinati frammenti di file fossero arrivati sul computer, se fossero stati effettivamente visionati da Stasi e se fosse possibile dedurne il contenuto dai nomi dei file.
La vicenda relativa alla presunta diffamazione era inizialmente approdata davanti al Tribunale di Milano, per poi essere trasferita a Lucca per competenza territoriale, in considerazione della residenza della criminologa. Prima dell’udienza era stato avviato un tentativo di transazione per chiudere la controversia senza arrivare al processo, ma le parti non hanno trovato un’intesa. Il giudice Genovese ha quindi disposto il rinvio a giudizio. Anna Vagli dovrà comparire il prossimo 6 novembre davanti al giudice Antonella Frizilio. Sarà in quella sede che entrerà nel vivo il procedimento penale relativo alle affermazioni contenute nell’articolo e contestate da Alberto Stasi.
