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Genius act - banche USA e Stablecoin

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Il 1° maggio 2026, BlackRock ha inviato all'OCC (Office of the Comptroller of the Currency) una lettera di commento di 17 pagine chiedendo l'eliminazione del limite del 20% sugli asset tokenizzati nelle riserve degli emittenti di stablecoin previsto dalla bozza di regolamentazione del GENIUS Act.

La questione è tecnica ma con implicazioni concrete per il commercio internazionale.

La richiesta di Blackrock è dovuta alle conseguenze dirette che questa norma avrebbe sul proprio fondo BUIDL — BlackRock USD Institutional Digital Liquidity Fund — che al momento, con circa $2,6 miliardi di asset under management investiti in Treasury americani a breve termine interamente registrati on-chain.

copre oltre il 90% delle riserve di due stablecoin istituzionali, Ethena USDtb e Jupiter JupUSD. Un tetto al 20% di asset tokenizzati nelle riserve renderebbe questo modello operativamente incompatibile con il framework federale, costringendo gli emittenti a smontare una struttura di riserva che funziona.

L’argomento di BlackRock è di principio, non solo di interesse commerciale.

La lettera sostiene che il rischio di una riserva dipenda dalla qualità creditizia dell’asset sottostante, dalla sua duration e dalla sua liquidità — non dal fatto che sia registrato su un registro distribuito anziché in un sistema di custody tradizionale. Un Treasury americano tokenizzato ha lo stesso profilo di rischio di un Treasury americano detenuto tramite un primary dealer.

La tokenizzazione è il formato di registrazione, non una categoria di rischio autonoma.

Perché questo è rilevante per il commercio internazionale.

Gli asset tokenizzati risolvono un problema strutturale nei pagamenti B2B cross-border: il disallineamento temporale tra la consegna della merce e il settlement del pagamento. Con le strutture tradizionali, un esportatore che riceve una lettera di credito aspetta il settlement bancario in T+2 o T+3. Se la riserva che garantisce la stablecoin usata per pagare è essa stessa un asset tokenizzato liquidabile in tempo reale, l’intera catena — garanzia, stablecoin, pagamento — può completarsi in secondi, 24 ore su 24. La collateralizzazione con Treasury tokenizzati consente anche di programmare automaticamente i pagamenti tramite smart contract al momento della verifica documentale, eliminando una parte del rischio di controparte oggi gestito da banche corrispondenti.

Come reagisce il sistema bancario tradizionale

Difficile pensare che il limite agli asset tokenizzati, contenuto nella bozza normativa, non sia stato suggerito dalle banche USA. L’aspetto più probabile è che la TradFi, Finanza tradizionale, si stia muovendo su più fronti. Nel Clarity Act, la cui discussione al Congresso è slittata a Maggio 2026, l’associazione bancaria americana ha ottenuto di inserire il divieto per le Stablecoin di erogare interessi. Non tutti sono concordi, innovazione e concorrenza delle valute estere potrebbero giovare di questa restrizione, e probabilmente si cercherà un compromesso sugli interessi dati dall’utilizzo “attivo” o “passivo” delle Stablecoin.

Altre banche, invece, hanno adottato una politica di “integrazione difensiva”. JPMorgan ha lanciato in dicembre 2025 il primo tokenized money market fund di un GSIB su blockchain pubblica, attraverso la sua unità Kinexys. HSBC opera la piattaforma Orion per l’emissione di obbligazioni digitali: a novembre 2025 ha facilitato la più grande emissione di bond digitale al mondo, 10 miliardi HKD in tranche multi-valuta per il governo di Hong Kong. Goldman Sachs e BNY Mellon hanno avviato iniziative analoghe su collateral management e custody tokenizzata. Nell’annuale lettera agli azionisti di aprile 2026, Jamie Dimon, non senza sforzo considerando le sue esternazioni sulle crypto attività in passato, ha riconosciuto esplicitamente che tokenizzazione, stablecoin e smart contract rappresentano una minaccia competitiva diretta alle funzioni core della banca tradizionale — pagamenti, trading, gestione degli asset — e che JPMorgan deve accelerare.

Transizione, non ostruzionismo

La dinamica è quella classica di un settore in cui gli operatori consolidati costruiscono infrastrutture proprietarie per presidiare un segmento che rischia di sfuggire al loro controllo. L’obiettivo non è eliminare l’intermediazione bancaria, ma traslarla in un contesto on-chain dove le banche mantengono il ruolo di custodi, emittenti e gestori di liquidità. Il limite del 20% proposto dall’OCC, se confermato, favorirebbe questo riposizionamento difensivo rallentando la scalabilità di prodotti non bancari come BUIDL.

La decisione dell’OCC è attesa prima della scadenza di compliance del GENIUS Act, fissata a gennaio 2027. Il modo in cui verrà trattata la tokenizzazione nelle riserve stablecoin definirà chi controlla l’infrastruttura dei pagamenti internazionali nel prossimo decennio.