La morte di Francesco Guccini, spentosi a 86 anni nella notte tra il 5 e il 6 agosto, riporta alla memoria uno dei cortocircuiti culturali più singolari della recente storia politica italiana. Un filo sottile, infatti, lega la scomparsa del “Maestrone” a un filmato di ventidue anni fa diventato simbolico: un video del 2004 in cui un’allora ventisettenne Giorgia Meloni invocava dal palco di Viterbo proprio i versi del Cirano di Guccini per lanciare la sua ascesa politica.
Tra il cordoglio per la morte del poeta di Pavana e il ricordo di quell’episodio, emerge l’impatto di un’eredità artistica capace di travalicare ogni confine ideologico.
L’ultimo addio a Francesco Guccini: il cordoglio e i funerali fissati
Il mondo della cultura piange la scomparsa di Francesco Guccini, venuto a mancare all’età di 86 anni nella notte tra il 5 e il 6 agosto.
Nel rispetto della volontà del cantautore e dei suoi cari, le esequie si terranno nella mattinata di sabato in forma strettamente riservata, consentendo soltanto ai congiunti e agli affetti più cari di stringersi attorno alla salma. Attraverso una nota ufficiale, la famiglia ha ribadito l’esigenza di vivere questo momento di sofferenza nella massima privacy.
Nonostante ciò, per permettere al vasto pubblico di estimatori e appassionati di celebrare la memoria dell’artista e offrirgli un ultimo e doveroso omaggio, nel mese di settembre verrà promossa una cerimonia commemorativa aperta alla cittadinanza.
Giorgia Meloni citò Francesco Guccini sul palco: il discorso del 2004 e le parole di «Cirano»
Il 28 marzo 2004 ha segnato una tappa fondamentale nella traiettoria politica dell’attuale Presidente del Consiglio. Durante il congresso nazionale di Azione Giovani a Viterbo, un’allora ventisettenne Giorgia Meloni ottenne la guida dell’organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale prevalendo sullo sfidante Carlo Fidanza, oggi esponente di spicco di Fratelli d’Italia nel Parlamento Europeo. Quel successo spianò la strada per il suo successivo ingresso alla Camera dei Deputati due anni più tardi e per la nomina a vicepresidente dell’aula.
Le radici culturali di quel percorso risalivano alla storica e sognatrice sezione di Colle Oppio, guidata da Fabio Rampelli, dove le sorelle Meloni si sono formate in un ambiente che, pur da posizioni ideologiche opposte, vedeva nella musica di Francesco Guccini un punto di riferimento esistenziale e di anticonformismo. Brani come “Dio è morto” sono poi diventati storiche colonne sonore della kermesse Atreju, e l’immagine del cantautore è persino comparsa sui manifesti del “Pantheon” della destra italiana al pari di Pier Paolo Pasolini. Proprio a Viterbo, la futura premier concluse il suo discorso con una celebre parafrasi del brano Cirano, pronunciando queste parole esatte tra gli applausi scroscianti della platea:
“Voglio chiudere il mio intervento così. Facciamola finita, venite tutti avanti, nuovi protagonisti, politici rampanti. Venite, portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false. E voi materialisti con il vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso. Le verità cercate per terra da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali. Tornate a casa, nani. Levatevi davanti, per la mia rabbia immensa mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco, e al fine della licenza io non perdono e tocco. Grazie“.
@la.repubblicaNel marzo del 2004 al congresso di Azione Giovani a Viterbo Giorgia Meloni chiuse il suo intervento con una citazione di ‘Cirano’, brano di Francesco Guccini che avrebbe richiamato anche in altre occasioni. ♬ audio originale – la.repubblica
