> > Giornalismo indipendente in pericolo: il caso del Nicaragua nel 2026

Giornalismo indipendente in pericolo: il caso del Nicaragua nel 2026

Giornalismo indipendente in pericolo: il caso del Nicaragua nel 2026

Il Nicaragua è diventato il Paese dell'America centrale con la repressione più intensa contro la stampa. Un rapporto del 2026 denuncia la chiusura forzata di testate indipendenti e la fuga di oltre 250 giornalisti.

Il Nicaragua è al centro di una crisi senza precedenti per quanto riguarda la libertà di stampa. Secondo un rapporto del 2026, il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha implementato una politica sistematica di persecuzione contro i giornalisti indipendenti, portando alla chiusura forzata di testate storiche come La Prensa.

La situazione è così grave che oltre 250 giornalisti sono stati costretti a lasciare il Paese a causa di minacce e intimidazioni.

L’esilio è diventato l’unica possibilità per continuare a esercitare la professione. Il rapporto evidenzia inoltre casi di minacce ai danni di cronisti rifugiati all’estero e denuncia la crescente globalizzazione della repressione, con attività di sorveglianza e intimidazione segnalate in Costa RicaStati UnitiMessicoSpagna e Panama.

La chiusura dello spazio civico in Nicaragua

Il sostanziale azzeramento del giornalismo indipendente rappresenta il caso più grave di chiusura dello spazio civico nella regione.

Il regime ha preparato una riforma destinata a estromettere l’opposizione dal voto, consolidando ulteriormente il proprio potere. Durante le celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione sandinista, Ortega ha annunciato che non vi saranno più elezioni capaci di riportare al potere i suoi avversari.

Il linguaggio ufficiale del regime merita attenzione. La riforma dovrebbe garantire pace, sicurezza e stabilità impedire ingerenze straniere e assicurare elezioni del popolo per il popolo.

Dietro queste formule, il presidente dell’Assemblea nazionale Gustavo Porras ha precisato l’obiettivo reale: impedire la partecipazione ai soggetti bollati come nemici della patria.

Le conseguenze della repressione

Le agenzie di stampa internazionale Reuters e Associated Press ricordano la repressione delle proteste, l’incarcerazione degli avversari e la chiusura di migliaia di organizzazioni della società civile. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato il restringimento delle libertà fondamentali, lo smantellamento dello spazio civico e l’erosione dello Stato di diritto.

L’Unione europea ha sollecitato elezioni trasparenti, inclusive e credibili. Tuttavia, le condanne diplomatiche difficilmente possono scalfire un regime che ha già eliminato i contrappesi interni. La possibilità di sostituire pacificamente i governanti è tornata attuale grazie agli insegnamenti di Karl Popper che distingue i governi in base alla possibilità di liberarsene senza violenza.

Le implicazioni per la società aperta

Una simile concentrazione del potere non minaccia soltanto la libertà politica, ma finisce inevitabilmente per rendere precaria anche quella economica. Un bene è davvero proprio soltanto se il titolare può difenderlo davanti a giudici indipendenti, trasferirlo liberamente, investirvi senza temere confische arbitrarie e opporsi allo Stato senza essere annientato.

Dove il partito coincide con le istituzioni, il diritto di proprietà sopravvive soltanto finché non disturba il potere. Per questo le società autoritarie diffidano degli individui economicamente autonomi, delle imprese indipendenti, delle associazioni spontanee, della stampa libera, delle chiese e di ogni centro di vita che non dipenda dal governo.

La vicenda nicaraguense riguarda anche le democrazie ancora libere. Le istituzioni non si difendono soltanto nel momento estremo in cui vengono abolite le elezioni. Si difendono ogni volta che si limita il potere, si tutela la proprietà, si protegge il dissenso e si impedisce alla maggioranza di usare la legge per schiacciare la minoranza.

In definitiva, Ortega e Murillo non stanno inventando una nuova forma di democrazia. Stanno sostanzialmente dichiarando superfluo il consenso. Dopo avere svuotato le elezioni, vogliono decidere per legge chi possa parteciparvi. È il passaggio finale dalla sovranità dei cittadini alla proprietà privata dello Stato da parte dei governanti.

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