Una notizia incredibile arriva dalla Romania e riguarda la politica interna del paese che ha subito uno shock importantissimo che potrebbe quasi certamente cambiare la storia della nazione che ora si trova a fronteggiare un momento da “prima” nella sua recente storia come repubblica.
Da maggio 2025 ad oggi, i passi del fallimento
L’attuale governo rumeno era salito al potere nel maggio 2025 e si era trovato a fronteggiare una situazione difficile con una nazione in grossa difficoltà come evidenziava il rapporto deficit-PIL pari al 9%.
In 12 mesi sono stati effettuati interventi che hanno ridotto questo rapporto al 7%, ben oltre il 3% richiesto dall’Unione Europea per non incorrere in sanzioni.
Per sopperire a tutto questo, il governo ha attuato delle manovre controverse a partire da giugno, tra queste l’aumento delle accise e dell’IVA, un tetto massimo agli stipendi pubblici e a settembre aveva aumentato l’età pensionabile dei magistrati, intervento quest’ultimo abrogato dalla Corte Costituzionale.
La fine del governo Bolojan
Con 281 voci favorevoli su 330 il parlamento rumeno ha votato la sfiducia a Ilie Bolojan attuale primo ministro del paese.
La situazione attuale sarà diffcile, a seguito delle difficoltà vissute tra il 2024 e il 2025 sono co-esistiti due governi per il controllo del paese.
I socialdemocratici ed il partito di estrema destra si sono uniti per sfiduciare Bolojan ma hanno annunciato di non voler governare insieme. La scelta è arrivata in quanto il partito socialdemocratico, come riporta IlPost.it ha tendenze diverse rispetto ai medesimi partiti nel resto d’europa con posizioni conservatrici ed euroscettiche.
Il futuro della Romania ora è incerto, da un lato AUR e socialdemocratici non possono governare da soli, dall’altro i liberali hanno manifestato la non-volontà ad allearsi con i socialdemocratici dopo la scissione di aprile.