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Grazia a Nicole Minetti: verifiche tra Italia e Uruguay sulla documentazione per l'adozione

grazia Nicole Mineti

Verifiche tra Italia e Uruguay sulla documentazione per la grazia a Nicole Minetti, tra dubbi di regolarità e accertamenti internazionali.

La vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti ha aperto un nuovo fronte di verifiche giudiziarie e istituzionali tra Italia e Uruguay. Al centro delle indagini ci sono la documentazione presentata a sostegno della richiesta di clemenza, in particolare una sentenza di adozione e alcuni riscontri sanitari, ora sottoposti ad accertamenti per verificarne l’autenticità. L’inchiesta, nata da un approfondimento giornalistico de Il Fatto Quotidiano, ha coinvolto la Procura generale di Milano, il Ministero della Giustizia e organismi internazionali come l’Interpol, sollevando dubbi e richieste di chiarimento a livello politico e istituzionale.

Grazia a Nicole Minetti: reazioni istituzionali, difese legali e sviluppi politici

Sul fronte politico e giudiziario, la vicenda ha assunto un rilievo crescente dopo la richiesta del Presidente Sergio Mattarella di “cortese urgenza” al Ministero della Giustizia per verificare la solidità delle informazioni alla base della grazia concessa il 18 febbraio.

Il Ministero ha già autorizzato nuove verifiche, lasciando aperta la possibilità che, in caso di incongruenze, si arrivi a una revisione dell’atto di clemenza. In questo contesto, il ministro Carlo Nordio ha incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano per “questioni pregresse”.

Come riportato da Rai News, la Procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni con il sostituto Gaetano Brusa, pare abbia confermato di aver inizialmente espresso parere favorevole, ma ha precisato che gli accertamenti in corso potrebbero modificarlo.

Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti” hanno dichiarato i magistrati, aggiungendo che “l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati”. Le verifiche includono anche la posizione del professor Luca Denaro, che tramite l’Azienda ospedaliera di Padova ha negato qualsiasi contatto con la Minetti o presa in carico del minore.

Sul piano difensivo, l’ex consigliera regionale ha respinto ogni accusa definendo le ricostruzioni “prive di fondamento e gravemente lesive”, annunciando diffide e azioni legali. In una nota ha inoltre affermato: “Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e soprattutto mio figlio”. Ha aggiunto di non essere “mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna”.

Il caso ha avuto ripercussioni politiche: le opposizioni al Senato hanno chiesto un’informativa urgente del Ministro della Giustizia, con Francesco Boccia che ha parlato di un fascicolo “opaco e poco trasparente”. Nel frattempo, la Procura valuta anche l’ipotesi di ulteriori sviluppi investigativi qualora emergessero elementi non veritieri, con possibile trasmissione degli atti per nuove indagini.

Grazia a Nicole Minetti, importanti sviluppi delle indagini sulla sentenza di adozione in Uruguay

Come riportato dall’Ansa, la Procura generale di Milano ha avviato un articolato insieme di accertamenti in Uruguay per verificare l’autenticità della sentenza di adozione del figlio di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani, documento centrale nella richiesta di grazia poi concessa all’ex igienista dentale. L’atto, secondo quanto riferito dall’Ansa, era stato presentato nell’agosto scorso dai legali della Minetti e recepito dalle autorità italiane nell’ambito della procedura di clemenza. L’iniziativa rientra nel supplemento di indagine disposto dal Ministero della Giustizia dopo l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano.

Gli inquirenti milanesi stanno ampliando le verifiche anche su altri aspetti, inclusi i soggiorni all’estero della coppia e i rapporti con l’ente uruguaiano, mentre si ipotizzano contatti e donazioni verso l’INAU e visite di minori in una proprietà a Maldonado. Nel frattempo, la Procura generale ha attivato canali internazionali tramite Interpola tutto campo e con urgenza” su “su fatti indicati gravissimi”, come spiegato dai magistrati.

Le verifiche coinvolgono documentazione sanitaria, atti giudiziari e testimonianze, estendendosi anche a presunti soggiorni a Ibiza. Dal canto loro, gli investigatori chiariscono che “di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza”. A livello istituzionale, dal Quirinale si precisa che il Presidente della Repubblica ha agito sulla base del solo parere del Ministero della Giustizia e della documentazione fornita da via Arenula, mentre la Corte Costituzionale, con la sentenza 200/2006, attribuisce l’istruttoria al Ministero.