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Green pass obbligatorio, ma c’è chi non può fare il vaccino: cosa fare? Allo studio possibili esenzioni

Accanto ai no vax ci sono diverse categorie di persone che non possono ancora sottoporsi al vaccino: il governo pensa ad un'esenzione al green pass.

Green pass esenzione

Il direttore della Prevenzione del Ministero della Salute Gianni Rezza ha affermato che è allo studio una circolare contenente le esenzioni all’obbligo del green pass per accedere ai luoghi più affollati a determinate categorie, tra cui “chi non può completare il ciclo vaccinale perché magari ha avuto una reazione allergica grave alla prima dose del vaccino“ma anche “altri casi che stiamo studiando“.

Accanto ai no vax che scelgono deliberatamente di non sottoporsi al vaccino, ci sono infatti migliaia di altri cittadini che vorrebbero immunizzarsi ma per svariati motivi non possono (ancora).

Green pass: esenzione per chi non può vaccinarsi

Oltre alle persone alle persone allergiche ad alcuni componenti del siero anti Covid, vi sono i soggetti che dopo la prima somministrazione hanno presentato una reazione avversa grave tale per cui i medici stanno valutando di non farli sottoporre alla seconda.

Ciò vuol dire che il loro green pass, rilasciato quindici giorni dopo la prima iniezione, smetterebbe di avere validità una volta scaduto il periodo massimo consigliato per la seconda.

Green pass, esenzione per chi non può vaccinarsi: le donne incinte

Ci sono poi le decine di casi di donne incinte a cui è sconsigliato fare il vaccino, come denuniato da una ragazza di 30 anni. Una lettrice della rubrica #Dilloalcapoluogo ha infatti raccontato che, dopo aver consultato medico di base e ginecologo ed essersi recata presso l’hub della sua città per accompagnare il marito e chiedere cosa fare, si è sentita dire che “in gravidanza, in allattamento o anche solamente in soggetti che programmano una gravidanza, il vaccino non può essere somministrato“.

Gli operatori presenti le hanno infatti consigliato di presentarsi solo dopo aver terminato il periodo di allattamento, vale a dire tra almeno un anno. La donna, che per tutti questi mesi ha rispettato le restrizioni e dopo tanto tempo in lockdown vedeva come tutti una speranza nell’immunizzazione, ha voluto evidenziare “l’ingiustizia di tutte quelle persone impossibilitate a fare il vaccino, per svariati motivi, che non hanno avuto libera scelta e che ora pagano le conseguenze di un qualcosa che non hanno potuto scegliere”.

Anche qui si tratta infatti di un caso di soggetto che, pur volendo vaccinarsi, non ha le possibilità di farlo e rischia di essere escluso dalla partecipazione alla vita sociale per una scelta non propria.

Green pass, esenzione per chi non può vaccinarsi: i guariti senza certificato

Accanto a queste categorie c’è poi quella dei cittadini guariti dal Covid senza certificato di guarigione perché in possesso del solo test sierologico positivo, che certifica la protezione anticorpale ma non il periodo in cui è stata sviluppata (è pertanto impossibile stabilire una data da cui rendere valido il pass).

In molti casi questo è accaduto perché, in presenza di un soggetto positivo, per i suoi contatti stretti non è stata a suo tempo disposta l’effettuazione di un tampone: anche se quest’ultimo fosse risultato negativo, avrebbero infatti comunque dovuto rimanere in isolamento per diversi giorni perché avrebbero potuto sviluppare il virus in un momento successivo al test. Le autorità sanitarie hanno dunque preferito aspettare che il primo soggetto positivo si negativissasse per poi testare anche i suoi contatti (nel frattempo rimasti in isolamento fiduciario), che molto spesso erano però anch’essi guariti dall’infezione dato il tempo trascorso e dunque negativi al tampone.

Questi ultimi hanno dunque scoperto da un test sierologico di aver contratto il virus. Non avendo però mai avuto un tampone positivo, le autorità sanitarie non possono calcolare il momento in cui è avvenuta la guarigione e non possono dunque assegnare loro il green pass dei guariti. Allo stesso tempo i medici consigliano loro di aspettare alcuni mesi (alcuni tre, altri sei) prima di sottoporsi al vaccino. E così questi cittadini si troverebbero costretti ad effettuare un tampone per recarsi in piscina, al bar o al ristorante pur avendo gli anticorpi del virus (e dunque un minor rischio di contrarlo nuovamente, esattamente come chi ha avuto un tampone positivo) e senza potersi vaccinare.

Simili a questa categoria ci sono infine i falsi negativi, ovvero quei soggetti che, pur contagiati e in alcuni casi sintomatici, sono sempre risultati negativi ai tamponi (e hanno scoperto dal sierologico di essere stati positivi) e che quindi per il sistema sanitario non risultano guariti. Senza green pass anche loro, se hanno contratto il virus dai sei ai tre mesi fa devono aspettare a vaccinarsi.

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