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Guerra in Ucraina, la testimonianza di un combattente del Battaglione Azov: “Ci stanno torturando”

Uccidono, strappano le unghie e fanno sparire uomini: è l'atroce testimonianza di Robert K., il militare del Battaglione Azov che non ha neppure 30 anni.

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Dopo essere stata evacuata, dall’acciaieria Azovstal sono uscite 264 persone: 53 feriti gravi sono stati trasportati in un ospedale di Novoazovsk, nel Donetsk, e altri 211 combattenti sono stati trasferiti con il corridoio umanitario diretto a Yelenovka. A raccontare le atrocità subite dai militari ucraini è un combattente del Battaglione Azov.

Guerra in Ucraina, la testimonianza di un militare del Battaglione Azov

Intervistato dal Corriere della Sera, Robert K., un militare del Battaglione Azov che non ha neanche 30 anni, mostra alcune immagini dal suo cellulare e riporta la sua testimonianza, raccontando alcune delle atrocità subite per mano dei russi. “Lui ora lo stanno torturando e gli stanno strappando le unghie. Lui invece è morto. Lui è tornato come me. Di lui invece ho perso traccia da un mese.

A lui invece hanno sparato cinque proiettili nella gamba“, è il suo racconto.

“Dopo aver combattuto in Donbass sono entrato in una compagnia di sicurezza privata. Poi a febbraio sono tornato con il reggimento”, ha aggiunto. Torture, omicidi, unghie strappate sarebbero solo alcune delle atrocità che i militari russi hanno perpetrato nei confronti degli uomini appartenenti al Battaglione Azov.

Quando Robert si è accorto che la situazione stava peggiornado ulteriormente?Quando i russi sono entrati dentro il distretto 17. Ci siamo asserragliati dentro l’ospedale numero 2 anche per proteggere i civili. I chirurghi operavano sotto i bombardamenti. Dopo due giorni, hanno fatto irruzione nell’ospedale e hanno sparato ai militari feriti nei loro letti. Ci siamo diretti alla base ma i russi, con i droni, hanno individuato il punto esatto e l’hanno bombardata.

Non avevamo più niente. Armi, cibo. Poi hanno colpito l’obitorio. Era pieno di cadaveri fino al soffitto. Mariupol era diventata l’inferno. La mia città”, dalla quale il giovane militare è riuscito a fuggire. Se ne è pentito? “No, perché ho messo in salvo i miei cari. Ora posso tornare a combattere e vendicare i miei compagni.

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