Il confronto tra Stati Uniti, Cina e Iran si sta intensificando attorno a tre nodi centrali: il programma nucleare iraniano, le minacce militari di Trump contro Teheran e la ricerca di nuovi equilibri diplomatici e commerciali tra le grandi potenze. In questo contesto, dichiarazioni dure, negoziati sulla guerra non dettagliati e tensioni regionali contribuiscono a rendere ancora più instabile lo scenario mediorientale e globale.
Diplomazia e tensioni tra Washington, Pechino e Teheran
Donald Trump ha dichiarato di aver raggiunto “fantastici accordi commerciali” con il presidente cinese Xi Jinping, senza però entrare nei dettagli delle intese siglate tra Washington e Pechino. Durante l’incontro nella sede della leadership cinese a Zhongnanhai, il presidente statunitense ha sottolineato la convergenza di vedute tra Stati Uniti e Cina sulla crisi iraniana, affermando: “La pensiamo in modo molto simile, non è vero? Vogliamo che tutto ciò finisca”.
Trump ha inoltre ribadito che entrambe le potenze non intendono consentire a Teheran di sviluppare armamenti nucleari e hanno espresso l’auspicio che lo Stretto di Hormuz resti aperto alla navigazione internazionale.
Anche la Cina ha insistito sulla necessità di mantenere aperto il dialogo diplomatico. Il ministero degli Esteri cinese ha infatti dichiarato che “la porta al dialogo, una volta aperta, non deve essere richiusa”, invitando tutte le parti a consolidare l’attuale fase di distensione e a favorire una soluzione politica del conflitto.
Pechino ha inoltre evidenziato che la prosecuzione della guerra “non ha bisogno di continuare”, sostenendo che una soluzione negoziata rappresenterebbe un vantaggio sia per gli Stati Uniti sia per l’Iran. Nel frattempo, da Teheran è arrivato un messaggio enigmatico del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, che sui social ha scritto: “Chi tradisce in segreto sarà smascherato in pubblico”.
Guerra Iran, il duro avvertimento di Trump: “Se Teheran non stringerà accordo verrà annientata”
Parallelamente all’apertura diplomatica con la Cina, Trump ha intensificato i toni nei confronti dell’Iran. In un’intervista a Fox News, il presidente americano ha dichiarato che Teheran “può stringere un accordo oppure verrà annientata”, ribadendo che Washington non permetterà mai alla Repubblica islamica di ottenere l’arma nucleare. Il leader della Casa Bianca ha sostenuto che i recenti bombardamenti statunitensi contro i siti nucleari iraniani avrebbero provocato il crollo delle strutture colpite: “Abbiamo sganciato bombe, ognuna di quelle bombe è scesa giù, l’intera montagna è crollata sopra quel sito”. Trump ha inoltre affermato di voler recuperare l’uranio arricchito iraniano, spiegando: “Preferirei ottenerla, e la otterremo”.
Il presidente statunitense ha poi minacciato nuovi raid contro le installazioni nucleari civili iraniane nel caso in cui Teheran tentasse di recuperare il materiale nucleare. “Se mandano i loro militari a cercare di fare qualcosa, recuperare l’uranio, lanceremo semplicemente un paio di bombe e tutto finirà lì”, ha avvertito. Secondo Trump, la Marina iraniana sarebbe stata “neutralizzata” e il Paese non avrebbe più né capacità aeree né sistemi antiaerei efficienti.
Sullo sfondo della crisi regionale resta anche la situazione di Gaza. La Global Sumud Flotilla ha denunciato presunti abusi da parte dell’esercito israeliano contro le proprie imbarcazioni umanitarie, scrivendo sui social: “Non sappiamo cosa faranno ora”. Il movimento ha aggiunto che continuare la navigazione verso Gaza è necessario perché “il rischio di non navigare, di normalizzare il genocidio, è troppo grande”.