Negli ultimi mesi attorno alla sicurezza del presidente russo Vladimir Putin si è rafforzato un insieme di misure sempre più restrittive durante gli incontri ufficiali. Tra queste, oltre al divieto già in vigore di utilizzare telefoni cellulari, è stato introdotto anche quello di indossare orologi da polso per chiunque venga ricevuto al Cremlino.
Una scelta che riflette un clima di crescente controllo e attenzione alla protezione delle informazioni e dei movimenti del leader russo.
Divieti di sicurezza e nuove restrizioni al Cremlino
Secondo quanto riportato dal canale Telegram Mozhem Obyasnit e rilanciato da Meduza, chiunque venga ricevuto da Vladimir Putin non potrà più presentarsi indossando un orologio da polso.
La misura sarebbe stata introdotta dal Servizio federale di protezione (FSO), responsabile della sicurezza delle massime autorità russe, e sarebbe in vigore dalla metà del mese scorso. La restrizione si aggiunge a un divieto già esistente da tempo, quello relativo all’uso dei telefoni cellulari durante gli incontri con il presidente.
Come spiegato da una fonte citata, “I telefoni sono banditi da molto tempo, ora sono stati aggiunti all’elenco degli oggetti proibiti gli orologi da polso, sia digitali che meccanici”, una regola che, secondo le autorità, servirebbe a rafforzare la sicurezza del capo dello Stato.
Il provvedimento non riguarda solo figure marginali, ma anche ministri, alti funzionari e dirigenti di grandi aziende pubbliche, come Yevgeny Pervyshov, governatore della regione di Tambov, Artyom Zdunov, leader della Mordovia, e Sergei Kogogin, amministratore delegato di Kamaz, tutti apparsi in incontri ufficiali senza orologio al polso.
Putin, perché ha imposto il divieto di indossare orologi da polso in sua presenza: i retroscena
La limitazione, tuttavia, sembrerebbe avere anche un’altra funzione: impedire che si possa risalire con precisione agli orari degli incontri con il presidente, riducendo la possibilità di ricostruirne abitudini e spostamenti. Secondo diverse interpretazioni, dietro queste misure si celerebbe il timore di possibili complotti o attentati, in un clima descritto da alcuni osservatori come sempre più paranoico.
Le restrizioni colpirebbero quasi tutti gli interlocutori ufficiali, con poche eccezioni riservate al cosiddetto “cerchio ristretto” del presidente, almeno per ora, tra cui viene citato Sergej Chemezov, capo del conglomerato Rostec e storico alleato di Putin.
Alcuni osservatori hanno paragonato queste misure a tecniche attribuite ai servizi segreti israeliani, citando operazioni come l’intercettazione di dispositivi elettronici o l’uso di esplosivi nascosti in strumenti di comunicazione, elementi che contribuiscono a rafforzare l’immagine di un contesto di forte sospetto e controllo attorno al presidente russo.