Un borgo rimasto quasi isolato dopo due frane, una scalinata di 141 gradini come unico collegamento e una situazione che ha finito per trasformarsi anche in emergenza sanitaria. È questo il contesto che riguarda Isola Farnese, dove la quotidianità degli abitanti — tra cui Tinto Brass — è diventata sempre più complessa a causa di difficoltà di accesso, disagi logistici e problemi di assistenza medica.
Ecco come sta il regista: l’intervista alla moglie da Caterina Balivo.
Isolamento e criticità nel borgo di Isola Farnese
Nel territorio di Isola Farnese, frazione del comune di Roma, due frane avvenute a gennaio hanno compromesso in modo significativo i collegamenti con il centro abitato, lasciando i residenti in una condizione di forte isolamento.
L’unico accesso rimasto praticabile è una scalinata composta da 141 gradini, diventata l’unico passaggio tra il borgo e il resto della città. In questo contesto vive il regista Tinto Brass, la cui abitazione è stata di fatto resa difficilmente accessibile. La moglie Caterina Varzi ha descritto la situazione con parole drammatiche: “Ha rischiato la vita“, raccontando a La Volta Buona come l’isolamento abbia inciso profondamente sulla loro quotidianità.
Il problema non riguarda solo la mobilità, ma anche la salute del regista, che per mesi non ha potuto effettuare controlli medici fondamentali. Varzi ha spiegato: “Siamo rimasti isolati per quattro mesi e siamo stati costretti a rimandare tutti gli esami di routine“, evidenziando come la mancanza di accesso alle cure abbia aggravato una situazione già fragile. Questo lungo blocco ha contribuito al peggioramento delle condizioni cliniche, culminate in una grave infezione sistemica che ha reso necessario il ricovero d’urgenza. La moglie ha ricordato il momento critico: “Aveva la febbre e la pressione continuava ad abbassarsi. Ma il soccorso è stato immediato“. Successivamente ha aggiunto: “È tornato a casa dopo una setticemia“, sottolineando la gravità dell’episodio.
“Ha rischiato la vita”. L’allarme della moglie di Tinto Brass, prigioniero in casa a 93 anni
Dopo la fase più acuta della malattia, il regista è in fase di recupero, ma la situazione complessiva del borgo resta instabile e complessa. Varzi ha commentato con un misto di sollievo e stanchezza: “La sua tempra è forte, non avevo dubbi“, ma anche “Ho più perplessità sulla mia di tempra, perché dopo questi mesi sono stremata“. Il ricovero è stato necessario a seguito di un quadro clinico serio, ma oggi le condizioni risultano in miglioramento, tanto che il regista avrebbe mostrato segnali di ripresa chiedendo persino di “fumare un sigaro“.
Nonostante ciò, il problema principale resta l’accessibilità del borgo, resa incerta da chiusure improvvise e misure emergenziali che non garantiscono continuità. Varzi ha ribadito più volte la criticità della situazione, affermando: “È una situazione che va risolta“, e spiegando che l’accesso alternativo resta la lunga scalinata dei 141 gradini, unica via percorribile anche per le emergenze.
La situazione è stata descritta come instabile anche a causa di misure temporanee e chiusure legate alle allerte meteo, che secondo Varzi rendono tutto ancora più incerto: “L’ordinanza del sindaco Gualtieri appare del tutto inadeguata rispetto alla realtà“, e “prevede la chiusura della strada ogni volta che scatta un’allerta meteo, anche solo gialla“. Ha inoltre denunciato la precarietà quotidiana: “Dopo le promesse, i semafori incerti e le aperture parziali, ci ritroviamo ancora una volta a misurare l’isolamento con la fatica di quella scala“.