L’Eurovision Song Contest 2026 torna a Vienna per la sua 70ª edizione, confermandosi uno degli eventi musicali più seguiti al mondo. In occasione della cerimonia di apertura, tra spettacolo, competizione e tensioni internazionali, la manifestazione riunisce 35 Paesi pronti a contendersi la finale del 16 maggio, in un’edizione che unisce tradizione televisiva e forte impatto globale.
Eurovision Song Contest 2026: apertura ufficiale e clima dell’evento a Vienna
La 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 entra nel vivo con la cerimonia inaugurale a Vienna, città che ospita la manifestazione per un’edizione simbolica e particolarmente attesa. L’avvio delle celebrazioni coincide con il tradizionale “Turquoise Carpet”, momento in cui le 35 delegazioni attraversano il tappeto azzurro davanti al pubblico internazionale e ai media, segnando l’inizio ufficiale della competizione.
L’atmosfera nella capitale austriaca è quella delle grandi occasioni: migliaia di fan sono arrivati da tutta Europa e oltre, trasformando la città in un crocevia musicale globale.
L’evento è accompagnato da un fitto programma di iniziative pubbliche, installazioni e proiezioni su schermi giganti, tra cui un maxi schermo allestito davanti al municipio che ripercorre momenti storici della competizione.
L’Eurovision continua a essere uno dei programmi televisivi più seguiti al mondo, con una platea stimata di oltre 170 milioni di spettatori e una forte presenza sulle piattaforme digitali. Non mancano tuttavia le tensioni: alcune polemiche internazionali legate alla partecipazione di Israele hanno portato a richieste di boicottaggio da parte di diversi Paesi. Nonostante ciò, l’organizzazione conferma il pieno svolgimento dell’evento, che si terrà alla Wiener Stadthalle, cuore della manifestazione.
Eurovision Song Contest 2026, Sal Da Vinci alla cerimonia di apertura: “Che emozione grande”
Il format resta quello tradizionale: tre serate complessive, con due semifinali (12 e 14 maggio) e la finale del 16 maggio. Le semifinali vedranno esibirsi 35 Paesi, divisi in due blocchi da 15 partecipanti più esibizioni fuori gara dei Paesi già qualificati di diritto. Le nazioni coinvolte nelle semifinali sono Moldavia, Svezia, Croazia, Grecia, Portogallo, Georgia, Finlandia, Montenegro, Estonia, Israele, Belgio, Lituania, San Marino, Polonia, Serbia nella prima semifinale, e Bulgaria, Azerbaigian, Romania, Lussemburgo, Cechia, Armenia, Svizzera, Cipro, Lettonia, Danimarca, Australia, Ucraina, Albania, Malta e Norvegia nella seconda semifinale, con ulteriori esibizioni fuori gara di Italia, Germania, Francia, Austria e Regno Unito. Alla finale accederanno 20 nazioni, che si uniranno ai cinque Big Five e al Paese ospitante, per un totale di 25 finalisti.
L’Italia è rappresentata da Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo con Per sempre sì, che si esibirà nella prima semifinale con una performance arricchita da una nuova coreografia. Sul palco sarà affiancato da un corpo di ballo guidato da Francesca Tocca e Marcello Sacchetta. Sul Turquoise Carpet ha dichiarato: “Mi sento come un ambulante della musica, un portatore di sentimenti. Che emozione grande, I love you!”
Tra i nomi più attesi figurano anche la Finlandia con il duo Pete Parkkonen e Linda Lampenius, e la Francia con Monroe, giovane artista già considerata una delle rivelazioni della scena pop francese. Nel panorama dei Big Five, oltre all’Italia, si segnalano la Germania con Sarah Engels e il Regno Unito con Look Mum No Computer, artista elettronico e sperimentale. L’Austria, Paese ospitante, propone Cosmò, mentre la Spagna ha scelto di non partecipare in segno di protesta, ridisegnando così l’equilibrio dei partecipanti tra i Paesi storicamente più influenti.
Eurovision Song Contest 2026: varietà musicale, ritorni e polemiche tra le nazioni in gara
L’edizione 2026 si distingue per una notevole varietà stilistica: dal pop elettronico al folk contemporaneo, passando per rock, metal ed elementi etnici. La Croazia porta sul palco il gruppo Lelek con influenze tradizionali rivisitate in chiave moderna, mentre la Serbia schiera il gruppo metal Lavina, tra le proposte più energiche della competizione. Tra le partecipazioni più particolari spiccano anche la Lituania con Lion Ceccah, artista performativo dal forte impatto scenico, e la Svezia con Felicia, già nota per il suo percorso artistico legato a progetti sperimentali. La Svizzera si affida a Veronica Fusaro, mentre l’Ucraina presenta Leléka con una proposta che unisce tradizione e jazz contemporaneo.
Non manca la componente polemica: la presenza di Israele con Noam Bettan ha generato reazioni contrastanti e annunci di ritiro da parte di alcuni Paesi, tra cui Irlanda, Islanda e Slovenia. Parallelamente, alcune delegazioni come Finlandia e Grecia risultano tra le favorite secondo i bookmaker, contribuendo a un clima competitivo particolarmente acceso.
Nel complesso, l’edizione 2026 si presenta come una delle più eterogenee degli ultimi anni, sia per la varietà delle proposte musicali sia per il contesto politico e mediatico che la accompagna, confermando l’Eurovision come evento in cui spettacolo, cultura e attualità si intrecciano costantemente.
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