Lo Stretto di Hormuz, via strategica attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è al centro di una crescente crisi marittima. L’escalation militare in Medio Oriente ha trasformato questa rotta fondamentale in una «zona di operazioni belliche», con centinaia di navi bloccate e tensioni che minacciano i mercati energetici globali.
Guerra in Iran, cresce la tensione nello Stretto di Hormuz
La decisione di designare lo Stretto di Hormuz, insieme al Golfo di Oman e al Golfo Persico, come aree di operazioni belliche è stata presa dal settore marittimo internazionale dopo incontri tra sindacati e compagnie globali. La motivazione principale riguarda “la portata delle interruzioni e dei rischi a cui sono esposti gli equipaggi civili nella regione”, spiegano gli esperti del settore.
Questo riconoscimento garantisce ai marittimi il massimo livello di protezione: il diritto di rifiutare l’imbarco, la possibilità di rimpatrio a spese dell’armatore e l’accesso a bonus e indennità aggiuntive. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (IMO), circa 20.000 marittimi e 15.000 passeggeri di navi da crociera risultano attualmente intrappolati nel Golfo.
Le stime della Lloyd’s Market Association indicano che le navi bloccate, molte delle quali trasportano petrolio e gas, potrebbero avere un impatto significativo sull’approvvigionamento energetico globale, soprattutto considerando che il traffico nello Stretto è diminuito fino al 90% rispetto ai livelli pre-crisi.
Guerra, caos nello Stretto di Hormuz: quante sono le navi cargo e le petroliere bloccate
L’allerta nello Stretto di Hormuz, cruciale via di transito per il commercio globale di petrolio, raggiunge livelli mai visti negli ultimi anni. Il settore marittimo internazionale ha classificato l’area come «zona di operazioni belliche», a causa dell’escalation militare in Medio Oriente, lasciando circa mille navi bloccate, con un valore complessivo stimato oltre i 25 miliardi di dollari.
Sheila Cameron, amministratrice delegata della Lloyd’s Market Association, ha sottolineato che “circa la metà delle imbarcazioni trasporta petrolio e gas“, un fattore destinato a influenzare direttamente i mercati energetici mondiali. La situazione ha spinto l’Unione europea a definire lo scenario “estremamente preoccupante” per la sicurezza marittima e a mantenere in stato di allerta missioni navali come Aspides e Atalanta. Nel frattempo, l’Iran rivendica il controllo totale dello Stretto e conferma di aver colpito una petroliera statunitense nel Golfo, intensificando ulteriormente le tensioni regionali.