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Hantavirus a bordo di una nave da crociera: aggiornamenti su casi e controlli internazionali

Hantavirus a bordo di una nave da crociera: aggiornamenti su casi e controlli internazionali

L'Oms descrive il caso come circoscritto: il ceppo Andes è raro per la trasmissione uomo‑uomo e le autorità rafforzano i controlli sui passeggeri e sui voli

Un focolaio di hantavirus è stato rilevato a bordo della nave da crociera MV Hondius in viaggio dall’Argentina verso l’area delle Canarie. Le autorità internazionali hanno segnalato un totale di otto casi collegati al cluster, di cui tre esiti fatali, e cinque casi confermati grazie agli accertamenti di laboratorio. L’Oms ha ribadito che, seppure l’episodio sia serio, il rischio per la salute pubblica globale è valutato come basso e non si tratta dell’inizio di una pandemia.

Il caso ha messo in moto una risposta multidisciplinare che coinvolge organismi internazionali, laboratori di riferimento e autorità sanitarie nazionali. Sono state attivate procedure di isolamento a bordo, disinfezione delle cabine e tracciamento dei contatti, incluse persone che hanno proseguito il viaggio via aereo dopo essere sbarcate a Sant’Elena. Per chiarire i motivi clinici e di trasmissione, le azioni prevedono supporto diagnostico e scambi di informazioni tra laboratori.

Cronologia e movimenti dei passeggeri

La compagnia che gestisce la MV Hondius ha ricostruito gli sbarchi: il 24 aprile alcuni passeggeri sono scesi a Sant’Elena, un caso è stato successivamente portato in aereo a Johannesburg dove è deceduto. Un primo decesso a bordo è avvenuto l’11 aprile. Il primo caso confermato di infezione da ceppo Andes è stato identificato il 4 maggio, quando molti viaggiatori avevano già ripreso spostamenti internazionali.

Questo ha complicato le attività di sorveglianza e reso necessario il contatto con autorità di diversi Paesi.

Casi segnalati e trasferimenti ospedalieri

Tra le persone collegate al focolaio sono stati registrati pazienti trasferiti e ricoverati: due sono in condizioni stabili nei Paesi Bassi e un altro, attualmente asintomatico, è in Germania. Un uomo che era sbarcato a Sant’Elena si è presentato a Zurigo, dove gli Ospedali Universitari di Ginevra hanno confermato il virus Andes con sequenziamento molecolare. Le notizie sul decorso clinico variano ma le strutture coinvolte riferiscono stabilità o miglioramento in diversi casi.

Tracciamento dei contatti e possibili catene di trasmissione

Le autorità hanno attivato il rintracciamento dei contatti su voli e imbarcazioni. Un episodio significativo riguarda un’assistente di volo della KLM sottoposta a test dopo aver manifestato sintomi lievi; secondo le ricostruzioni la donna potrebbe aver avuto contatti con una passeggera olandese sbarcata a Sant’Elena e poi deceduta a Johannesburg. Le autorità olandesi stanno contattando i passeggeri di quel volo a scopo precauzionale per monitorare eventuali segni di infezione.

Elenco dei Paesi informati e sorveglianza

L’Oms ha comunicato che sono stati informati i governi di 12 Paesi legati agli sbarchi a Sant’Elena: Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. L’Italia non figura in questa lista. Per accelerare la diagnosi, sono stati predisposti l’invio di 2.500 kit diagnostici dall’Argentina verso laboratori di cinque Paesi.

Valutazione scientifica: che cosa rende atypico il ceppo Andes

I virus del gruppo hantavirus sono noti soprattutto per la trasmissione zoonotica, spesso tramite roditori e il contatto con escrementi o saliva infetti. Tuttavia il ceppo Andes è tra quelli che, in circostanze particolari, può mostrare una trasmissione da uomo a uomo. Questo elemento richiede maggiore attenzione nelle indagini, anche se la maggior parte degli hantavirus non si trasmette tra persone.

Periodo di incubazione e implicazioni pratiche

Il periodo di incubazione del ceppo Andes può arrivare fino a sei settimane, perciò è possibile che emergano altri casi nei giorni successivi all’esposizione. Per questo motivo le autorità insistono sul monitoraggio prolungato dei contatti e sulla pronta disponibilità di test e terapie di supporto per i pazienti sintomatici.

Risposta europea e raccomandazioni per la sorveglianza

In Europa la rete di laboratori e istituti specialistici ha assunto un ruolo centrale: l’Istituto Spallanzani è coinvolto nel coordinamento tecnico-scientifico e nelle attività di diagnosi avanzata. La Società Italiana d’Igiene (SItI) ha chiesto al governo e agli enti sanitari di rafforzare le sorveglianze speciali, ritenute essenziali per individuare precocemente cluster e rispondere con tempestività.

In conclusione, mentre le operazioni di sanificazione, isolamento e tracciamento proseguono, le istituzioni internazionali mantengono un monitoraggio stretto. L’Oms e l’Ecdc continuano a valutare il rischio, che al momento resta definito come basso per la popolazione generale, invitando però alla prudenza e al rafforzamento delle capacità diagnostiche e di sorveglianza.