> > Scontro in mare: come Project Freedom ha riacceso lo scontro tra USA e Iran

Scontro in mare: come Project Freedom ha riacceso lo scontro tra USA e Iran

Scontro in mare: come Project Freedom ha riacceso lo scontro tra USA e Iran

Un'operazione navale per sbloccare i transiti commerciali ha portato a scontri e a accuse incrociate tra Stati Uniti e Iran, con impatti sul traffico marittimo e sulle tensioni regionali

Negli ultimi giorni si è registrata una nuova serie di incidenti nel Golfo Persico che ha messo a dura prova la tregua dichiarata il 7 aprile. Un’operazione lanciata dalla Casa Bianca per accompagnare navi mercantili attraverso il Stretto di Hormuz, ribattezzata dal presidente come Project Freedom, ha incontrato una risposta militare iraniana e una reazione difensiva delle forze statunitensi.

Le segnalazioni contraddittorie delle parti hanno reso difficile ricostruire tutti i dettagli: mentre il Pentagono afferma di aver protetto convogli e neutralizzato minacce, Teheran denuncia attacchi contro navi e comunità costiere iraniane. Nel mezzo restano le compagnie marittime, gli equipaggi bloccati e il mercato energetico che monitora ogni sviluppo.

La dinamica degli scontri

Secondo le dichiarazioni ufficiali del comando centrale statunitense (CENTCOM), reparti della Marina sono stati oggetto di attacchi con missili, drone e imbarcazioni veloci nella zona dello Stretto di Hormuz.

La risposta americana ha incluso l’eliminazione di minacce in avvicinamento e l’attacco a strutture militari iraniane ritenute responsabili degli assalti. Dall’altra parte, fonti iraniane hanno descritto bombardamenti che avrebbero colpito imbarcazioni iraniane e aree costiere, citando bersagli come piattaforme e porti vicino a Fujairah e isole nel sud del Paese.

Le imbarcazioni e i convogli protetti

Il transito accompagnato più noto è stato quello della Alliance Fairfax, una nave con bandiera statunitense collegata a Maersk, che ha completato il passaggio scortata da unità americane dopo essere rimasta bloccata nel Golfo dal 28 febbraio. Le autorità Usa sostengono di aver evacuato o messo in sicurezza diversi mercantili, mentre fonti iraniane e osservatori internazionali segnalano esplosioni o incendi a bordo di alcune navi, come il cargo sudcoreano HMM Namu, la cui sala macchine ha subito un’esplosione non attribuita con certezza.

Conseguenze per il commercio e il settore energetico

L’interruzione quasi totale dei transiti nello Stretto, collegata a un blocco navale informale e alle minacce di attacchi, ha innalzato i costi di assicurazione e creato difficoltà logistiche per migliaia di navi e marittimi. Più di 1.550 imbarcazioni e circa 22.500 marittimi sono rimasti bloccati nella regione secondo le autorità militari americane. I servizi di sicurezza marittima hanno registrato attacchi anche oltre il passaggio, compresi colpi che hanno provocato incendi in un importante porto petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, Fujairah, mettendo a rischio rotte alternative di esportazione.

Impatto sui prezzi e sulle rotte

Le tensioni hanno avuto ripercussioni immediate sui mercati: il prezzo del petrolio ha registrato forti oscillazioni in seguito ai raid e alle notizie di nuove minacce lungo le rotte di esportazione. Le compagnie di navigazione hanno dichiarato che molte linee preferiranno attendere una de-escalation concordata prima di riprendere i transiti regolari, rendendo il rischio operativo un fattore determinante per le decisioni commerciali nel prossimo futuro.

Reazioni politiche e prospettive diplomatiche

La risposta ufficiale di Teheran ha mescolato argomentazioni militari e diplomatiche: il ministero degli Esteri iraniano ha definito Project Freedom un tentativo fallito e ha invitato alla trattativa, sostenendo che non esista soluzione militare alla crisi. Washington, invece, mantiene che le sue azioni rientrano nella difesa di rotte di navigazione e dei propri asset. Intanto, rapporti segnalano colloqui intermediati da Paesi terzi, con l’Iran che avrebbe messo sul tavolo proposte a più punti, alcune delle quali valutate dagli Stati Uniti.

Nel quadro complessivo del conflitto iniziato il 28 febbraio, le cifre delle vittime comunicate dalle diverse parti sono drammatiche: dall’inizio della guerra si contano almeno 3.375 morti in Iran, 2.496 in Libano, 23 in Israele e vittime aggiuntive in altri Stati del Golfo, mentre il numero di militari statunitensi caduti è stato reso pubblico dalle autorità. La situazione rimane fluida e qualsiasi nuova mossa potrebbe alterare rapidamente l’equilibrio sul terreno e in mare.