> > Il “buon Fabio” di Striscia: dal silenzio al licenziamento

Il “buon Fabio” di Striscia: dal silenzio al licenziamento

Il “buon Fabio” di Striscia: dal silenzio al licenziamento

Fabio De Nunzio, il silenzioso collega di Mingo, racconta il suo percorso in Striscia e il dramma dello scandalo che gli ha chiuso la carriera.

Per quasi due decenni Fabio De Nunzio è stato il volto silenzioso di Striscia la Notizia affiancando il compagno Mingo. Nato sui banchi di scuola, il duo fece le prime apparizioni in video per TeleNorba prima di essere notato da Antonio Ricci, che nel 1997 li inserì nella trasmissione nazionale. L’idea di un Fabio muto apparve come un’intuizione di Ricci e, sebbene inizialmente il conduttore fosse scettico, accettò di provare per poter entrare in una produzione di grande visibilità.

Il silenzio come firma di Fabio De Nunzio

Il silenzio, più che un handicap, divenne il segno distintivo del suo personaggio. Antonio Ricci spiegò che il silenzio doveva rappresentare lo spettatore osservatore colui che ascolta ma non interviene. De Nunzio raccontò che, uscito per caso dalla casa, veniva spesso fermato da passanti curiosi che gli chiedevano perché non parlasse, finché qualcuno non concluse che fosse muto.

Quell’aneddoto mostrava come il pubblico avesse assimilato il suo modo di fare come parte integrante del format.

Il terremoto del 2015: scandalo e licenziamento

Nel 2015 la carriera di Fabio subì un duro colpo. Accusato da Antonio Ricci, insieme a Mingo, di aver prodotto due servizi basati su fatti falsi – uno su una presunta maga e l’altro su un finto avvocato – i due furono licenziati.

Le indagini condotte dalla Procura di Bari dimostrarono l’estraneità di De Nunzio ai contenuti incriminati, ma il danno mediatico era già stato compiuto. Un comunicato di Striscia precisò che Mingo aveva agito all’insaputa di Fabio.

Le indagini della Procura di Bari

Le verifiche giudiziarie evidenziarono che Fabio De Nunzio non era coinvolto nella realizzazione delle scene contestate. La Procura concluse che la sua partecipazione era limitata alla recitazione silenziosa, senza alcuna responsabilità nella scelta delle storie. Nonostante ciò, l’immagine pubblica del conduttore rimase segnata, e la vicenda si trasformò in una delle più discusse cronache del giornalismo televisivo italiano.

Le ripercussioni personali e il desiderio di ritorno

De Nunzio descrisse il periodo successivo allo scandalo come il dolore più grande della sua vita. Dedicò la sua esperienza a un paragone con le crisi respiratorie dell’infanzia, dove l’impossibilità di respirare equivale a sentirsi morire. Lontano dal lavoro, si trovò a difendere la propria dignità sotto i riflettori dei giornalisti. Tuttavia, ha dichiarato di avesse comunque il desiderio di tornare a Striscia la Notizia definendola una parte importante del suo percorso professionale.

Riguardo al suo rapporto con Antonio Ricci, De Nunzio ha ammesso di non aver più avuto contatti, ma spera in futuro di poter chiacchierare nuovamente. Sul collega Mingo, ha sottolineato che le strade si sono separate e che ormai sono anni che non si vedono né si sentono. Il suo racconto evidenzia come, nonostante la fine della collaborazione televisiva, il legame emotivo rimanga una ferita ancora aperta.

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