Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha nuovamente espresso la speranza che Kiev e Mosca raggiungano un accordo di pace prima dell’arrivo dell’inverno. In un’intervista rilasciata dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky, Trump ha sottolineato la necessità di porre fine a un conflitto che ha già causato decine di migliaia di morti, la maggior parte dei quali soldati ma con un impatto devastante anche sui civili.
Parallelamente, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha rimarcato davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU che l’Europa continua a ostacolare i negoziati sostenendo Kiev con armamenti, droni e missili. Secondo Lavrov, questa strategia, pur consapevole della sua inefficacia punta a infliggere a Mosca una sconfitta strategica, ma rischia di condurre le parti a un vicolo cieco.
Pressioni diplomatiche per un accordo di pace
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono disposti a facilitare un dialogo tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, auspicando che le due parti trovino una soluzione “prima del pieno dell’inverno”. Il presidente ha ricordato che nel mese più recente sono morte 25.000 persone, mentre il mese precedente le cifre erano addirittura più alte, attestandosi a 32.000.
Per Trump, la cifra, sia essa composta da soldati o civili rappresenta una tragedia inaccettabile.
Nel frattempo, il ministro statunitense Marco Rubio ha suggerito che una possibile “tregua limitata” su grano ed energia potrebbe costituire un primo passo praticabile. Nonostante ciò, Mosca non ha ancora confermato la volontà di accettare tali condizioni, lasciando aperto il dibattito su quali siano i termini concreti di una potenziale pausa.
Escalation militare e violazioni di spazio aereo
Nel corso delle ultime ore, gli scontri aerei hanno provocato almeno undici vittime, con bilanciati risultati in entrambe le parti. A Zaporizhzhia, due civili sono stati uccisi; a Sumy, un attacco aereo ha causato la morte di altre due persone e ferito sei individui, tra cui una bambina di 18 mesi. Kiev ha subito anche un attacco di droni su un edificio residenziale che ha ferito cinque persone, preceduto da un bombardamento che ha provocato sette morti.
Le regioni russe di Belgorod e Krasnodar hanno registrato morti e feriti a causa di droni ucraini, con tre persone decedute in Belgorod e tre ferite in Krasnodar, oltre a un incendio in un’attività commerciale. Inoltre, la Moldova ha segnalato una violazione dello spazio aereo da parte di un “oggetto non identificato” proveniente dall’Ucraina, che ha attraversato il suo spazio aereo per pochi minuti.
In Romania, due caccia spagnoli F-18 sono stati lanciati di notte per monitorare un drone avvistato vicino al confine ucraino. Dopo un breve allarme nella zona di Tulcea, la situazione è stata dichiarata risolta senza ulteriori incursioni.
Gioco diplomatico: Lavrov, USA e il G20
Lavrov ha accusato gli Stati Uniti di aver “distrutto l’architettura di sicurezza europea” e di aver istituito a Kiev un “regime russofobo”. Nonostante le affermazioni di volontà di negoziare una pace duratura, Mosca ha rigettato l’idea di una semplice pausa temporanea, definendola “inutile”. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha ribadito che al momento non esistono le condizioni per avviare negoziati più ampi, pur confermando la disponibilità ad un dialogo.
Washington, da parte sua, ha esteso un invito a Vladimir Putin per partecipare al G20 di dicembre a Miami, nella speranza che il confronto diretto con i leader mondiali – includendo anche Donald Trump – possa aprire una via verso la de-escalation. Nel frattempo, Zelensky ha definito Putin il “paziente zero” della guerra, chiedendo alla comunità internazionale di limitare le entrate finanziarie verso la Russia per ridurre le risorse disponibili al conflitto.
Le proposte ucraine includono anche una possibile tregua marittima nel Mar Nero, su iniziativa di Egitto, India e Turchia, e la richiesta di una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. La Francia ha espresso sostegno a queste misure, ma il divario diplomatico rimane evidente, soprattutto alla luce delle continue accuse reciproche e delle operazioni militari in corso.
