Una serata apparentemente ordinaria a Torino, nella zona nord della città, si è rapidamente trasformata in una tragedia irreversibile. Il raduno di alcol e droghe iniziato il 20 settembre nella casa di via Gulli ha coinvolto quattro persone, tra cui il 26enne Christian Matheus de Oliveira Morando e la docente Nicole Formichetti. L’atmosfera era contraddistinta da un consumo compulsivo di sostanze come crack, LSD, funghi allucinogeni e la cosiddetta droga dello stupro forniti dallo stesso Fabio Colapietro, 39 anni, che sarebbe diventato la vittima.
Il litigio per il portafoglio che sfocia in omicidio
Secondo la ricostruzione fornita dall’interrogatorio di garanzia, la tensione è esplosa nella notte tra il 21 e il 22 settembre, quando Colapietro è rientrato a casa dopo aver cercato un ulteriore carico di droga. Il giovane, ancora addormentato, ha vissuto una colluttazione violenta scaturita da un tentativo di rapina: Colapietro avrebbe cercato di sottrarre il portafoglio a Morando.
La lotta ha avuto esito fatale; il 39enne è stato ucciso, sebbene l’interrogato non riesca a precisare se la morte sia avvenuta per soffocamento o strangolamento.
Il tentativo di rianimazione
Una volta constatata la morte, i presenti hanno cercato di rianimare la vittima per due ore effettuando massaggi cardiaci senza successo. L’ansia ha rapidamente ceduto il passo al terrore, e il gruppo ha iniziato a progettare un piano per eliminare il corpo.
Morando ha descritto come i tre hanno procurato teli, sacchi neri da spazzatura e cemento a presa rapida, con l’intenzione di gettare i resti nel fiume.
Le dichiarazioni divergenti dei coinvolti
Durante l’udienza di convalida, Morando, assistito dall’avvocato Wilmer Perga, ha riconosciuto la sua responsabilità nella vicenda, ma ha sostenuto di non ricordare con precisione se fosse stato lui a compiere l’omicidio o a smembrare il corpo. La docente Nicole Formichetti, 47 anni, ha scelto di non rispondere alle domande citando lo stato di shock e l’impossibilità di ricostruire gli avvenimenti. La terza indagata, la 22enne Keith Butig, ha affermato di essere rimasta chiusa in un’altra stanza, di essere uscita solo per comprare dei sacchetti e di non aver partecipato al delitto.
Il caso è stato portato all’attenzione delle autorità anche grazie alla telefonata di emergenza della madre di Morando. La donna, preoccupata per le parole confuse del figlio, lo ha spinto a contattare il 112, dove ha riferito che il figlio aveva fatto del male a qualcuno. La madre ha poi collaborato con gli investigatori, confermando che il figlio non abitava più lì da tempo.
Il contesto giudiziario e le prossime fasi
L’udienza di convalida, tenutasi presso il carcere Lorusso-Cutugno, ha visto la comparizione dei tre fermati: Morando, Formichetti e Butig. Tutti e tre sono accusati di omicidio, soppressione di cadavere e, per le due prime, favoreggiamento. I corpi di Fabio Colapietro sono stati ritrovati in sacchi neri e in secchi contenenti cemento, distribuiti all’interno dell’appartamento e nel fiume vicino. La magistratura dovrà ora valutare le testimonianze discordanti e determinare le responsabilità penali di ciascuno, mentre le indagini continuano a ricostruire i minuti finali di quella tragica notte.
