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Fabio Colapietro ucciso a Torino: la versione del fermato e i retroscena sull'omicidio

Fabio Colapietro ucciso a Torino: la versione del fermato e i retroscena sull'omicidio

Omicidio di Fabio Colapietro, cosa è successo nell’alloggio di Torino: il litigio, la morte e il tentativo di nascondere il cadavere.

Un festino a base di alcol e droga, una lite degenerata in omicidio e poi il tentativo di nascondere il corpo: è ancora da chiarire nei dettagli quanto accaduto nell’alloggio alla periferia nord di Torino dove è stato trovato il cadavere sezionato di Fabio Colapietro, 39 anni. Il 26enne Christian Matheus De Oliveira Morando avrebbe ammesso di averne provocato la morte, sostenendo però che si sia trattato di un gesto “involontario”.

Nel frattempo, gli interrogatori di garanzia hanno permesso di raccogliere le prime versioni degli indagati e dei loro legali.

Omicidio di Fabio Colapietro a Torino, la versione del fermato: “L’ho ucciso involontariamente”

Si sono tenuti nel carcere Lorusso e Cotugno gli interrogatori di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Fabio Colapietro, 39enne di Chivasso, il cui corpo è stato sezionato e nascosto in un appartamento della periferia nord di Torino.

Come riportato da Tgcom24, al centro degli accertamenti ci sarebbe il 26enne Christian Matheus De Oliveira Morando, che avrebbe ammesso davanti al gip di aver provocato la morte dell’uomo, sostenendo però che si sia trattato di un gesto “involontario” avvenuto durante un litigio per denaro. Secondo quanto riferito dal suo difensore, Wilmer Perga, nel corso del festino sarebbero state consumate diverse sostanze stupefacenti per giorni: “Mdphp, crack, Lsd, funghi allucinogeni, cannabis”, oltre a “super alcolici”.

La festa sarebbe cominciata il 20 settembre e sarebbe proseguita per due notti, con Colapietro arrivato successivamente nell’alloggio. Il giorno seguente, secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, al 26enne sarebbe stato detto che la vittima aveva forse sottratto 50 euro. Da qui sarebbe nata una colluttazione durante la quale Colapietro sarebbe caduto e morto. Di Oliveira Morando avrebbe dichiarato al gip: “L’ho ucciso ma involontariamente”, precisando che non si sarebbe trattato di un’azione premeditata, ma di un episodio maturato “nell’ambito di un litigio durante un’assunzione di droghe da giorni”.

Sempre stando a quanto riportato da Tgcom24, una volta constatata la morte, sarebbe maturata la decisione di occultare il cadavere. Nei giorni successivi, secondo il racconto del legale, sarebbero stati acquistati teli, sacchi, candeggina, guanti, un coltello e cemento, strumenti che sarebbero poi stati utilizzati per sezionare il corpo. L’obiettivo, sempre secondo la ricostruzione della difesa, sarebbe stato quello di “gettare le parti del cadavere in un fiume”.

A un certo punto, però, il 26enne avrebbe interrotto le operazioni, sarebbe uscito dall’abitazione e avrebbe contattato la madre, chiedendole di raggiungerlo. La donna ha raccontato di aver ricevuto una telefonata nella quale il figlio era disperato e piangeva: “Mi ha detto cose molto confuse”, ha spiegato, aggiungendo di aver compreso che era accaduto “qualcosa di molto grave”. Sarebbe stata proprio lei a invitarlo a rivolgersi alle forze dell’ordine. Il giovane avrebbe quindi contattato personalmente la polizia, prima di passarle il telefono: “Venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno”, avrebbe detto la donna agli agenti. Il difensore ha inoltre riferito che il 26enne è “confuso” e che, a suo giudizio, “certamente non può aver fatto tutto da solo”. L’avvocato ha spiegato inoltre che il giovane, che “viveva per strada da un po’ di tempo”, sarebbe già seguito dal SerD e ora vorrebbe essere ricoverato in una struttura.

Fabio Colapietro fatto a pezzi, le due donne indagate: cosa hanno riferito agli inquirenti

Nel procedimento sarebbero state ascoltate anche Nicole Formichetti, 47enne docente di Rieti che aveva preso in affitto l’abitazione, e Keith Butig, 22 anni, indagate per favoreggiamento e per il concorso nella soppressione del cadavere. La professoressa si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere: i suoi legali hanno precisato che non si sarebbe trattato di una scelta dettata da “cattiva volontà”, ma dal fatto che “non era in grado di farlo”. I difensori valuteranno con la Procura la possibilità di un interrogatorio successivo.

Butig, invece, avrebbe negato di aver preso parte all’omicidio. Il suo avvocato avrebbe spiegato che la giovane era presente al festino e che avrebbe acquistato i sacchi neri, ma ha escluso un suo coinvolgimento nelle fasi successive: “Ha confessato di essere stata là, di aver partecipato al festino, ma non alle fasi successive”. Ora si attende la decisione del gip sulla convalida dei fermi.

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