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Il controverso piano di Ben Gvir per la Striscia di Gaza: emigrazione volontaria

Il controverso piano di Ben Gvir per la Striscia di Gaza: emigrazione volontaria

Il ministro israeliano Itamar Ben Gvir ha presentato un piano per incoraggiare l'emigrazione dei palestinesi da Gaza, con l'obiettivo di far partire 1,8 milioni di persone entro sette anni.

Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben Gvir ha presentato un piano audace per l’emigrazione volontaria dei palestinesi dalla Striscia di Gaza. Durante una conferenza stampa, Ben Gvir ha illustrato il progetto ‘Disimpegno 710’, che mira a facilitare il trasferimento di 1,8 milioni di persone entro sette anni. Il piano, che sarà implementato nella prossima legislatura, prevede un pacchetto di accoglienza finanziato da Israele per i primi due anni, comprensivo di alloggio, istruzione e lavoro.

Il piano ‘Disimpegno 710’ e le sue implicazioni

Ben Gvir ha sottolineato che il piano non prevede espulsioni forzate, ma offre la possibilità di uscita volontaria. ‘Ci sono Paesi disposti ad accogliere e ci sono moltissime persone che vogliono trasferirsi’, ha affermato il ministro. Il progetto include la creazione di un ministero ad hoc per gestire il processo e garantire che ogni famiglia rimanga unita.

Ben Gvir ha anche menzionato che Israele pagherà i Paesi che accoglieranno i palestinesi.

Le reazioni internazionali

Il piano ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre alcuni lo vedono come un’opportunità per migliorare le condizioni di vita dei palestinesi, altri lo considerano una violazione dei diritti umani. Il governatorato di Gerusalemme ha condannato l’iniziativa, definendola una pericolosa escalation e una violazione dello status quo storico e giuridico del sito della moschea di Al-Aqsa.

Le visite provocatorie di Ben Gvir

Oltre al piano per l’emigrazione, Ben Gvir ha compiuto alcune visite provocatorie che hanno ulteriormente alimentato le tensioni. Ha visitato le detenute palestinesi nel carcere di Damon, deridendo le loro condizioni di detenzione e affermando di essere ‘orgoglioso di aver ridotto al minimo le condizioni carcerarie’. Inoltre, ha visitato il complesso della moschea di Al-Aqsa, accompagnato da rabbini e Forze della difesa israeliane, dichiarando che ‘non manca ancora molto tempo e lo avremo’.

Le condizioni carcerarie e le violazioni dei diritti

Le detenute palestinesi nel carcere di Damon hanno denunciato la carenza di assistenza medica e di servizi di base. Una di loro ha riferito che in tre giorni non hanno nemmeno potuto cambiarsi la biancheria intima e che non c’è privacy. Ben Gvir ha risposto pubblicando un video su X, deridendo le detenute e affermando che ‘non funziona su di me il “pianto” delle terroriste sulle condizioni nelle carceri’.

La Corte suprema israeliana ha respinto un ricorso per il rilascio di Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, detenuto senza accuse da oltre un anno. Abu Safiya ha denunciato maltrattamenti e aggressioni da parte delle guardie carcerarie, inclusi manganellate e privazione del sonno. Medici per i diritti umani Israele ha presentato una richiesta per una visita medica indipendente, che non è ancora stata approvata.

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