L’incendio del Cinema Statuto a Torino: la tragedia
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L’incendio del Cinema Statuto a Torino: la tragedia

I cadaveri

L’incendio del Cinema Statuto a Torino avvenuto il 13 febbraio del 1983, che fece 64 vittime. I fatti e le testimonianze dei presenti alla tragedia.

Domenica 13 febbraio 1983, poco prima delle 19, avvenne un devastante incendio al Cinema Statuto di Torino, che si portò via la vita di 64 persone che stavano assistendo alla proiezione di un film, “La Capra” con Gerard Depardieu – per ironia della sorte, parlava di un uomo che portava sfortuna –. In questo caso la nevicata di quei giorni nel capoluogo piemontese fu provvidenziale, perchè probabilmente impedì che al cinema – con una capienza di circa 1.200 posti – accorressero più persone. “La gente in strada ha sentito urla dall’interno e visto filtrare fumo dalle uscite di sicurezza”, riferiva il quotidiano cittadino La Stampa.

Lo stesso ha parlato della zona davanti al cinema in quegli tremendi istanti come “un angolo di Inferno”, in cui i vigili del fuoco lavoravano incessantemente, estraendo purtroppo decine di cadaveri e adagiandoli sulle barelle o in semplici teli di plastica. Erano anneriti e resi irriconoscibili dalla fuliggine, e molti, in preda all’angoscia, avevano le braccia levate al cielo come per chiedere aiuto – sembra che il calore avesse stirato loro i tendini –. Cadaveri che si trovavano nella platea, in galleria, e tanti, ben 27, nel bagno.

Sul posto giunsero l’allora sindaco di Torino, Diego Novelli, e l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini per constatare i danni.

I racconti dei superstiti e dei soccorritori

Fuori dal cinema

Naturalmente drammatici i racconti dei sopravvissuti, i quali erano riusciti dopo numerosi tentativi a sfondare le uscite di sicurezza bloccate, rotolando “uno addosso all’altro sul marciapiede”.

Altre persone, invece, cercando le uscite di sicurezza, si imbatterono in finestre troppo piccole o non riuscirono ad aprire le porte, rimanendo intrappolati: come un corazziere e la sua fidanzata, i cui corpi sono stati trovati abbracciati.

Impossibile per alcuni vigili del Fuoco non cedere alla commozione in casi come questo. Come camera ardente unica, venne utilizzata la rimessa di un’azienda di autonoleggio, l’Avis, situata lì vicino.

Gli infermieri e gli agenti di polizia ebbero l’ingrato compito di cercare nelle tasche delle vittime i loro documenti per identificarle, poi glieli posavano sul petto annerito. Nel caso delle donne il riconoscimento fu più difficile, poichè le loro borsette erano perlopiù andate perse. Vi furono casi di cadaveri a cui non si potè dare un nome o un’età, che magari un giorno qualcuno identificherà dai preziosi che avevano addosso e non del tutto danneggiati dal calore.

Come indelebile ricordo dell’incendio del Cinema Statuto – così chiamato poichè lì vicino si trova la celeberrima Piazza Statuto – sono state collocate due lapidi: una nella vicina via Cibrario e l’altra al Cimitero Monumentale di Torino.

Le cause

Il cinema

La causa della tragedia fu un cortocircuito avvenuto una ventina di minuti dopo l’inizio del film: le fiamme bruciarono una tenda e da lì si propagarono.

Inoltre, essendo saltata l’illuminazione principale, non vennero accese le luci di sicurezza e anche la proiezione della pellicola non fu interrotta: lo scopo era di non seminare il panico, ma in questo modo non tutti si resero conto in tempo della gravità della situazione. L’episodio, oltre alle condanne penali delle persone giudicate responsabili di quanto avvenuto – accusate di omicidio colposo plurimo -, avrebbe determinato una revisione completa della normativa di sicurezza nei locali pubblici e soprattutto nei cinema di tutto il nostro Paese.

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