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Dopo l'escalation Usa-Iran, Israele avverte Teheran: "Pronti a colpire una terza volta"

Dopo l'escalation Usa-Iran, Israele avverte Teheran: "Pronti a colpire una terza volta"

Scontro tra Usa e Iran, Israele pronto a nuovi attacchi: Hormuz si blocca mentre cresce la pressione diplomatica internazionale.

La tensione in Medio Oriente raggiunge un nuovo livello dopo l’escalation militare tra Usa, Iran e Israele. Gli attacchi incrociati nel Golfo, il blocco dello Stretto di Hormuz e le minacce di nuove operazioni fanno crescere il rischio di un conflitto più ampio, mentre la diplomazia internazionale tenta di evitare un ulteriore deterioramento della crisi.

Escalation nel Golfo: Hormuz paralizzato e rischio di un nuovo conflitto regionale

Nonostante l’escalation militare, diversi Paesi stanno cercando di riaprire un canale diplomatico tra Washington e Teheran. Pakistan e Qatar, secondo fonti regionali, sarebbero impegnati nel tentativo di riportare le due parti al tavolo dei negoziati, dopo avere già svolto un ruolo di mediazione nei precedenti colloqui.

Anche l’Oman avrebbe contribuito ai passati incontri diplomatici. Islamabad ha invitato tutte le parti alla prudenza, chiedendo di “astenersi da qualsiasi azione che possa ulteriormente minare la pace e la stabilità regionale”. Il ministero degli Esteri pakistano ha inoltre sottolineato che “non c’è alternativa al continuo impegno, dialogo e diplomazia”.

Anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avviato contatti con altri attori regionali.

Durante un colloquio con il suo omologo saudita Faisal bin Farhan, Araghchi ha discusso degli ultimi sviluppi dopo gli attacchi statunitensi. Il rappresentante iraniano ha inoltre condannato gli attacchi americani definendoli una violazione degli accordi raggiunti in precedenza e ha ribadito, nei colloqui con il Pakistan, che Teheran è pronta “a difendersi” in caso di nuove offensive.

Nel frattempo, a Mashhad si è svolta una grande manifestazione per l’ultimo saluto alla guida suprema iraniana Ali Khamenei, sepolto nella sua città natale. La situazione economica internazionale resta un ulteriore elemento di preoccupazione: il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha affermato che il blocco dello Stretto di Hormuz “ha implicazioni”, ma ha assicurato che “l’economia europea si sta dimostrando resiliente”.

Israele minaccia l’Iran dopo l’escalation Usa: “Pronti ad attaccarli una terza volta”

La tensione in Medio Oriente resta altissima dopo una nuova notte di bombardamenti e rappresaglie tra Stati Uniti e Iran. Il traffico nello Stretto di Hormuz risulta “quasi completamente fermo” a causa dell’intensificarsi delle operazioni militari e della crescente incertezza sulla tenuta della tregua. Washington ha condotto raid contro oltre 100 obiettivi militari iraniani, descrivendoli come una risposta agli attacchi subiti nell’area dello Stretto. Teheran ha replicato colpendo nuovamente alcune basi statunitensi in Qatar, Bahrein e Kuwait, mentre diversi missili iraniani sono stati intercettati anche nello spazio aereo della Giordania.

Secondo le autorità iraniane, i bombardamenti americani degli ultimi due giorni avrebbero provocato 14 morti e 78 feriti. Un funzionario statunitense ha invece dichiarato che i missili e i droni lanciati da Teheran contro le strutture americane “sono stati intercettati o non hanno provocato danni ingenti” e che “non si registrano feriti statunitensi”. Il rischio di un conflitto più lungo resta concreto: secondo fonti citate dai media americani, gli scontri potrebbero durare “da un paio di giorni fino a un mese”, soprattutto se l’Iran continuerà a colpire il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.

La Casa Bianca sta valutando diversi scenari per affrontare una possibile escalation prolungata. Il presidente Donald Trump ha riunito i principali responsabili della sicurezza nazionale per discutere le prossime mosse degli Stati Uniti. Tra le ipotesi considerate ci sarebbe anche il ritorno a un blocco navale dei porti iraniani, opzione evocata pubblicamente dallo stesso presidente, anche se al momento non sarebbe stata presa una decisione definitiva. Un funzionario americano ha affermato: “Gli daremo una lezione, così capiranno che facciamo sul serio”.

Sul fronte israeliano, il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito la disponibilità delle forze armate a intervenire nuovamente contro Teheran. “L’esercito è pronto e in allerta per una ripresa delle ostilità”, ha dichiarato, aggiungendo che Israele potrebbe colpire l’Iran “una terza volta, se necessario”. Katz ha sottolineato l’obiettivo di mantenere la superiorità aerea e neutralizzare eventuali minacce. Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito la linea dura sul programma nucleare iraniano: “Con o senza accordo, l’Iran non avrà armi nucleari”. Secondo Netanyahu, le recenti operazioni israeliane avrebbero impedito a Teheran di raggiungere tale capacità.

Parallelamente prosegue il coordinamento militare tra Israele e il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), mentre cresce il timore che l’Iran possa prendere di mira basi israeliane utilizzate dagli aerei americani, tra cui Nevatim e Ramon. Intanto un attacco israeliano contro un veicolo a Gaza City avrebbe avuto come obiettivo Hazem Qassem, portavoce di Hamas. Secondo fonti vicine al gruppo palestinese, il tentativo di eliminazione non sarebbe andato a buon fine, mentre la sua guardia del corpo Mohammed al-Fayoumi sarebbe rimasta uccisa.

La crisi resta quindi sospesa tra guerra e diplomazia. Da una parte continuano gli attacchi e le minacce di nuove operazioni militari; dall’altra cresce la pressione internazionale per evitare che lo scontro si trasformi in un conflitto regionale di lunga durata.

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