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Ancora attacchi incrociati tra Usa e Iran, Donald Trump: "La prossima volta sarà peggio"

Ancora attacchi incrociati tra Usa e Iran, Donald Trump: "La prossima volta sarà peggio"

Lo scontro tra Usa e Iran entra in una nuova fase: colpiti obiettivi militari, mentre il traffico a Hormuz subisce pesanti rallentamenti.

L’escalation tra Usa e Iran riporta il Medio Oriente in una fase di massima tensione. Al centro dello scontro c’è lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio mondiale di petrolio, dove le operazioni militari, le minacce reciproche e il rischio di una chiusura del passaggio stanno alimentando i timori di un ulteriore allargamento del conflitto.

Escalation militare tra Usa e Iran: lo Stretto di Hormuz al centro del conflitto

Il confronto tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto un nuovo livello di tensione attraverso una serie di attacchi aerei reciproci che hanno aggravato ulteriormente il conflitto in Medio Oriente. Al centro dello scontro vi è lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale, la cui importanza è diventata ancora più evidente dopo l’intensificarsi delle operazioni militari.

Prima degli attacchi israelo-americani di febbraio, il passaggio marittimo era aperto alla navigazione internazionale, mentre oggi Teheran rivendica un ruolo determinante nel controllo dell’area.

Le conseguenze sul traffico navale sono già evidenti. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, che cita Bloomberg News, il transito nello Stretto di Hormuz è ormai quasi completamente paralizzato a causa del secondo giorno consecutivo di raid statunitensi contro obiettivi iraniani.

Nelle ultime 24 ore soltanto 14 navi mercantili hanno attraversato lo stretto in entrambe le direzioni, il dato più basso registrato dall’accordo tra Washington e Teheran del 16 giugno. Nelle tre settimane precedenti, infatti, la media giornaliera era stata di circa 34 imbarcazioni.

Parallelamente, il Comando Centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) ha annunciato nuovi attacchi contro infrastrutture militari iraniane, spiegando che le operazioni sono finalizzate a ridurre la capacità di Teheran di minacciare la libertà di navigazione in una delle principali rotte commerciali del pianeta. In una nota pubblicata su X, il comando ha dichiarato: “Gli Stati Uniti chiedono conto all’Iran della recente e ingiustificata aggressione contro il traffico mercantile e gli equipaggi civili che navigano liberamente in una via d’acqua internazionale di importanza vitale“. Secondo fonti militari americane, gli ultimi raid hanno colpito circa 90 obiettivi, tra cui sistemi di difesa aerea, depositi di missili e droni e altre infrastrutture strategiche.

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Parallelamente alle operazioni militari, si intensifica anche lo scontro diplomatico e mediatico tra Washington e Teheran. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver lanciato missili e droni contro le basi statunitensi di Arifjan e Ali Al Salem in Kuwait, oltre che contro quelle di Juffair e Sheikh Isa in Bahrein, sostenendo di aver colpito “infrastrutture e impianti chiave“. Le autorità iraniane hanno inoltre avvertito che eventuali nuovi bombardamenti americani provocherebbero ulteriori attacchi contro altre installazioni militari presenti nella regione.

La linea dura è stata ribadita anche dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che su X ha lanciato un messaggio diretto agli Stati Uniti: “L’America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Per essere chiari: provate, e ne pagherete le conseguenze“. Lo stesso Ghalibaf ha aggiunto: “Non sprecate energie, che affonderete ancora di più. Lo stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane“. A rafforzare questa posizione è arrivata anche una fonte della sicurezza iraniana, citata da Press Tv, secondo cui, in caso di nuovi attacchi statunitensi, “lo Stretto di Hormuz verrà completamente chiuso“, mentre la risposta militare colpirebbe “almeno il doppio degli obiettivi“ rispetto alle offensive americane.

Dal canto suo, il presidente statunitense Donald Trump ha alternato aperture negoziali e avvertimenti. A bordo dell’Air Force One ha dichiarato che gli iraniani “vogliono a tutti i costi raggiungere un accordo“, pur aggiungendo di non sapere se saranno realmente in grado di rispettarlo. Successivamente ha affermato che Teheran lo avrebbe contattato direttamente. Allo stesso tempo, il capo della Casa Bianca ha minacciato un ulteriore inasprimento delle operazioni militari qualora continuassero gli attacchi contro le navi nello Stretto di Hormuz. In un messaggio pubblicato su Truth ha scritto: “Questa è una rappresaglia per il bombardamento di ieri delle navi da parte dell’Iran. Se succederà di nuovo, peggiorerà di molto!”, ribadendo poi che eventuali nuove offensive iraniane comporterebbero una risposta ancora più dura. Al termine del vertice della Nato, Trump ha inoltre espresso dubbi sulla leadership iraniana, affermando: “Penso che i leader iraniani attuali siano più razionali, ma in base alle loro azioni delle ultime due settimane, non lo sono“, aggiungendo di non essere più certo di voler raggiungere un accordo con Teheran.

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