La tragedia avvenuta alle Maldive durante un’uscita in mare ha coinvolto un gruppo di cittadini italiani, alcuni dei quali impegnati in attività legate alla ricerca scientifica. L’Università di Genova avrebbe precisato che l’evento non rientrava nel programma ufficiale della missione, aprendo una fase di chiarimento sulla dinamica dei fatti e sulle circostanze dell’immersione.
Italiani morti alle Maldive: la missione scientifica e il quadro dell’attività di ricerca
Alle Maldive si è consumata una tragedia che ha coinvolto cinque cittadini italiani durante un’uscita in mare che non sarebbe stata inclusa nel protocollo ufficiale della spedizione. L’Università di Genova ha chiarito che “Un’immersione non prevista dal programma scientifico” rappresenta il punto centrale della ricostruzione, sottolineando la distinzione tra le attività autorizzate e l’evento avvenuto in autonomia.
La missione aveva come obiettivo principale lo studio degli ecosistemi marini tropicali, con particolare attenzione agli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità e sulla salute delle barriere coralline, attraverso attività di monitoraggio e osservazione ambientale.
Nel progetto erano coinvolte la professoressa Monica Montefalcone e la ricercatrice Muriel Oddenino, entrambe inserite nel Dipartimento DISTAV dell’ateneo genovese.
L’istituzione ha ricordato che Montefalcone ha sviluppato negli anni un’ampia produzione scientifica su questi temi, contribuendo a ricerche riconosciute a livello internazionale. Accanto a loro si trovavano anche la studentessa Giorgia Sommacal e il neolaureato Federico Gualtieri, entrambi non parte del programma operativo della missione. L’area maldiviana, caratterizzata da ecosistemi marini fragili e spesso studiati tramite immersioni scientifiche, rappresentava il contesto operativo del progetto di ricerca.
Italiani morti alle Maldive, l’Università di Genova: “Monica e Muriel non dovevano fare immersioni”
Secondo quanto precisato dall’Ateneo in una nota, come riportato da LaPresse: “L’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale”. Questa distinzione è stata ribadita più volte nella nota ufficiale, che ha anche evidenziato come la spedizione avesse un programma definito e autorizzato dalle istituzioni competenti. L’Università ha inoltre comunicato il proprio cordoglio, disponendo l’esposizione del tricolore a mezz’asta in segno di lutto.
Nello stesso contesto operativo si sarebbe trovato anche il professor Stefano Vanin, impegnato però in un progetto separato e regolarmente autorizzato, legato allo studio di insetti di interesse sanitario e forense. L’attività prevedeva il campionamento di ditteri e altri organismi utili alle analisi scientifiche in ambito medico-legale e veterinario.
Sul fronte delle indagini, l’ambasciatore italiano a Colombo Damiano Francovigh ha invitato alla prudenza, affermando che “solo il recupero dei corpi e delle attrezzature potrà chiarire con precisione la dinamica dei fatti”, sottolineando la necessità di evitare interpretazioni premature mentre le autorità proseguono le verifiche.
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