L'attacco di Andrea Orlando a Renzi: "deve decidere"
L’attacco di Andrea Orlando a Renzi: “deve decidere”
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L’attacco di Andrea Orlando a Renzi: “deve decidere”

Andrea Orlando

"Renzi deve decidere", attacca Andrea Orlando: se le dimissioni sono serie, l'ex segretario del Partito Democratico deve farsi da parte.

Il caminetto di Renzi ha riacceso vecchi rancori: Andrea Orlando, seguito da Gianni Cuperlo, ha attaccato direttamente l’ex segretario del PD. “Deve decidere”, ha detto Orlando: decidere cosa significhino effettivamente le sue dimissioni. Se ritiene che non sia sua la colpa della sconfitta, sostiene Orlando, Renzi è invitato a ritirare le dimissioni; se invece si assume almeno una parte di responsabilità (e vuole dunque mantenere la parola riguardo al suo abbandono della carica) nella clamorosa sconfitta elettorale del 4 marzo, allora dovrebbe farsi da parte e “consentire a chi ha avuto l’incarico pro tempore di esercitarlo”.

L’attacco di Andrea Orlando

Il “caminetto” si è tenuto nello studio di Via Veneto, e ha visto la partecipazione di tutti i “fedelissimi” di Renzi: da Boschi, a Bonifazi, a Rosato. L’intento era quello di fare il punto a seguito delle consultazioni; ciò che è avvenuto, invece, è stato il riemergere di polemiche e rancori ormai pensati superati dopo i difficili giorni seguiti alla sconfitta del 4 marzo.
L’attacco di Andrea Orlando a Renzi ha avuto particolare risonanza.

Alla sua incitazione a chiarire quali siano le intenzioni dell’ex segretario riguardo alla sua posizone come leader del Partito Democratico si è aggiunta anche la voce di Gianni Cuperlo, il quale ha avanzato l’idea che la posizione di Renzi, alla luce della riunione svoltasi il 5 aprile, potrebbe essere cambiata. Per Cuperlo, se Renzi ha davvero intenzione di continuare a esercitare un ruolo di leadership all’interno del partito (l’implicazione, del resto, è proprio che Renzi stia continuando a comportarsi come effettivo leader del PD), l’unica opzione per l’ex segretario è quella di presentarsi all’assemblea e chiedere che si rinnovi la fiducia nei suoi confronti.
In sostanza, implicano gli attacchi di Andrea Orlando e Gianni Cuperlo, se Renzi vuole continuare a guidare il PD, deve decidersi una volta per tutte e ritirare le dimissioni. Almeno per il momento, insomma, le dimissioni dell’ex segretario sembrano avere valenza praticamente nulla agli occhi di alcuni dei suoi fedelissimi.

Le reazioni all’attacco di Orlando

Le accuse avanzate dai due della minoranza hanno riaperto vecchie ferite all’interno del partito. Michele Anzaldi, renziano, ha infatti difeso Renzi e attaccato direttamente Orlando, sottolineando come le pressioni per un ritiro a vita privata dell’ex segretario siano paragonabili a quelle degli esponenti dei partiti avversari del PD.
Anche Raffaella Paita, ex candidata alla Regione Liguria, anche lei, come Anzaldi, fortemente renziana, attacca Orlando. “[il ministro Orlando] Dimentica volutamente che si è dimesso da segretario assumendosi le responsabilità per tutti, anche per lui che era ministro dei governi Letta, Renzi e Gentiloni. Lo fa pensando così di salvarsi disperatamente e di rendersi di nuovo immacolato per una nuova corrente”
Nonostante molti accusino Orlando, molti altri lo difendono. Tra questi ultimi, Francesca Boccia, presidente uscente della Commissione Bilancio della Camera, parla di “riunioni carbonare” e dell’inutilità dei “caminetti” di Renzi; l’unico vero obiettivo del PD e della comunità politica democratica, al momento, prosegue la Boccia, è soddisfare la necessità di ripartire con una posizione forte.

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